Calcio Padova: Zuelli è la nuova mente del centrocampo
Il mediano appena arrivato dalla Carrarese si presenta ai tifosi: «È un grande passo per la mia carriera, darò tutto in ogni ruolo. Sono qui grazie a Calabro: conosco già i suoi concetti di gioco»

Ci sono 1.143 chilometri che separano Melendugno, Salento, da Merano, Alto Adige. Se è vero che gli estremi si attraggono, Antonio Calabro ed Emanuele Zuelli ne sono la dimostrazione. Il tecnico pugliese ha infatti scelto il mediano cresciuto nel Bolzano come suo punto di riferimento in campo nel nuovo progetto biancoscudato.
I due si sono conosciuti tre anni fa a Carrara, sono stati protagonisti del ciclo d’oro della società apuana e, dopo essere sbarcato a Padova, l’allenatore ha chiesto espressamente al ds Mirabelli di poter avere ancora alle sue dipendenze il centrocampista classe 2001.
Per accontentarlo il club biancoscudato ha messo mano al portafoglio (si parla di un investimento superiore al milione e mezzo di euro) ed è pronto ad affidargli la guida del centrocampo.
«Il Padova rappresenta sicuramente un passo avanti nella mia carriera», le prime parole di Zuelli, molto disinvolto anche davanti ai microfoni così come in campo. «La presenza di mister Calabro ha sicuramente influito sulla mia scelta. So cosa si aspetta da me e cosa chiede alla squadra, il che mi agevola. Il mio compito sarà anche quello di aiutare i compagni a capire subito i suoi concetti di gioco per amalgamarci in fretta. Lui chiede intensità e ritmo e da me pretenderà ancora di più rispetto al passato, perché Padova è una piazza che giustamente esige tanto».
L’allenatore lo vede come vertice basso della mediana, lui può fare anche la mezzala e dice di non avere preferenze: «Mi piace provare a ordinare la squadra, giocare in modo pulito e aiutare i compagni, che credo sia l’aspetto più importante. Poi se c’è l’occasione proverò anche qualche botta dalla distanza. Negli anni ho fatto un po’ tutto: mediano, mezzala. Darò il massimo in qualsiasi posizione sarò impiegato».
Deve ancora compiere 25 anni ma ha già vissuto mille vite calcistiche, visto che è partito da casa molto presto. «A 13 anni sono andato al Chievo lasciando casa e vivendo in convitto. È un’esperienza che consiglio ai giovani, perché ti costringe a crescere in fretta. Poi mi ha preso la Juventus, ho giocato nella squadra Next Gen e in bianconero ho capito come si lavora a certi livelli e quali sono le cose che contano davvero per un calciatore»
Ora il Padova, per non porsi limiti e sognare assieme a una piazza sempre più entusiasta: «Uno degli aspetti che mi ha colpito maggiormente appena arrivato è stata proprio la passione dei tifosi. La capisco, perché la società ha dimostrato di avere grandi ambizioni e la nuova curva ha acceso ancor di più l’entusiasmo. Adesso sta a noi scendere in campo e farci largo in un campionato così tosto». Nell’amichevole di sabato 1 agosto lo si è visto con il numero 9 ma non sarà quello che indosserà in stagione: «Ho scelto il 21, il mio numero del cuore».
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