Ottantamila tifosi E Riva degli Schiavoni diventa un Maracanà

VENEZIA. Ottantamila lupi di mare almeno nel cuore, pigiati come sardine lungo Riva degli Schiavoni, coccolati come pascià sulle terrazze degli alberghi, con la maglietta a righe come Corto Maltese a bordo di yacth, barchini e barconi. Una festa del mare e della vela, dello sport e degli sponsor, ripresa ovunque fosse possibile: da tre elicotteri, da centinaia di fotografi sui gommoni e persino dal satellite dal promettente nome Eros-B, lassù a 500 chilometri di distanza, dal quale i catamarani di America’s Cup dovevano sembrare moscerini impazziti che si lasciavano dietro una bava bianca.
Quasi un Redentore, ma nel sole del giorno e nel fresco di maggio, sullo specchio verdissimo di bacino San Marco dove ieri pomeriggio le barche più veloci e tecnologiche del mondo si sono sfidate spinte da cinque nodi di vento e dal tifo da stadio delle rive. La vela rossa (vincitrice) di Luna Rossa, quella nera di Energy, quell’altra grigia di Artemis e via via le altre, tutte più alte dei palazzi che fanno loro da quinta, in un balletto sull’acqua tra titani fatto di incroci, scafi che lievitano, equipaggi che sacramentano e 80 mila lupi di mare che, con i piedi all’asciutto, si esaltano.
Al suo settimo giorno in laguna, ma al primo di regate davanti a Palazzo Ducale, con bacino San Marco interdetto al traffico per quattro ore, America’s Cup dilaga come un mondiale di calcio. Diventa aperitivo, gelato, menù a tema, bandiera, maglietta; contagia le vetrine dei negozi e fa convergere a Punta della Dogana yacht grandi come navi; si trasforma in un’urgenza di feste – l’ultima da 500 persone stasera in Arsenale – e nell’impossibilità di non esserci.
America’s Cup, ieri, come una giornata grassa di Carnevale però senza quel vagare mostruoso privo di senso. Chi è saltato su un treno ieri mattina all’alba, chi ha tirato fuori la barca, chi si è preso un giorno di ferie, chi è arrivato dall’altro capo del mondo, chi si è piazzato in riva con tre ore di anticipo sapeva esattamente cosa cercava.
La Venezia dell’acqua che si riconosce in quella che è stata e che evidentemente ancora può essere. L’Arsenale visitato anche ieri da 15 mila persone, la Compagnia della Vela ritornata ai fasti di Paul Cayard, una tribuna galleggiante in mezzo a bacino San Marco e il rosario di barche, l’una accanto all’altra, fino al Lido.
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