«Olimpio da Vetrego» poema da 37.064 versi

Stefano Tonietto, professore di lettere al liceo classico Marchesi autore del poema epico Olimpio da Vetrego
Stefano Tonietto, professore di lettere al liceo classico Marchesi autore del poema epico Olimpio da Vetrego
 Ventisette anni di lavoro chiusi in millecento pagine di un'opera che ha dello straordinario: un poema epico cavalleresco, otto versi endecasillabi a strofa per un totale di 64 canti. Questa la monumentale opera prima di Stefano Tonietto, professore di lettere al liceo classico Marchesi di Padova, intitolato Olimpio da Vetrego, edito da Inchiostro Edizioni, che verrà presentato al pubblico oggi alle diciotto al padiglione 7 della Fiera nell'ambito di Tuttinfiera che oggi apre i battenti e che ha finora goduto di un successo di pubblico non indifferente.  «Ho voluto reagire all'impero del romanzo - spiega il professore - scrivere in uno stile in cui nessuno, tranne Attilio Bertolucci ed Ezra Pound, si è avventurato nel Novecento». Il poema comico-cavalleresco, questa la fantasiosa definizione stilistica, è composto da 37.064 versi, laddove la Divina Commedia ne conta circa 14.000, ed è in perfetto stile linguistico cinquecentesco, sorprendente se si pensa che è stato stampato nel maggio del 2010 e che ha richiesto 27 anni di gestazione. «L'opera è frutto di una meticolosa ricerca linguistica» - continua Tonietto - sempre col dizionario etimologico alla mano. Tratta di Olimpio, un recalcitrante cavaliere spinto alle più audaci imprese da Tonno (forse un autoriferimento all'autore?), un letterato scudiero desideroso di ispirazione per scrivere un'opera che segnerà i tempi a venire». In effetti l'opera si pone come scritta nel'500 e ritrovata ai giorni nostri, e, gioco in cui s'è dilettato l'autore, è costellata di riferimenti e citazioni ad autori a noi anteriori, ma che nell'intenzione narrativa sarebbero stati ispirati dalla lettura del poema. «Ho cominciato a scrivere nell'83 - spiega il professore, oggi quarantenne - e mai avrei pensato di pubblicarlo. Poi sulla timidezza ha prevalso la curiosità ed ecco qui la mia opera». C'è da ringraziare dunque la curiosità: sarebbe stato un peccato rinunciare ad un'opera così bizzarra, completa e divertente.

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