Casalserugo fa sempre i conti con l'alluvione
Elisa Venturini: «Dal governo 13 milioni, ma bilancio all'osso»

IN PRIMA LINEA DURANTE L’ALLUVIONE. Elisa Venturini, sindaco di Casalserugo, alle prese con l’emergenza di novembre
CASALSERUGO.
Ha pianto insieme a chi aveva perso tutto. Si è prodigata a fianco del gruppo locale di Protezione Civile, tenendo aperto il municipio giorno e notte. Tutt'ora Elisa Venturini (sindaco di Casalserugo, Pdl Doc) resta concentrata sui danni dell'alluvione: «Certo che aderiamo alla protesta. Sarò a Loreggia, come sono andata dal prefetto. Ma il nostro Comune resta aperto: siamo nella fase della distribuzione degli acconti e dobbiamo garantire ogni spiegazione ai cittadini».
Qual è il significato del vostro summit?
«Manifestiamo le difficoltà che ci attanagliano, visto che il patto di stabilità impone obiettivi sempre più ardui. Il saldo fra entrate e uscite cresce sempre: nonostante gli sforzi, ci alzano l'asticella. Le entrate diminuiscono e i trasferimenti sono tagliati. Nel 2011, avremo 115 mila euro in meno pari a circa il 10% su un milione di risorse in un bilancio da 6 milioni».
I conti non tornano anche su altri fronti?
«Casalserugo versa 12 milioni di Irpef alle casse dello Stato. E ne ritornano 90 mila di compartecipazione integrata con 400 mila di contributo ordinario e 300 mila di addizionale Irpef. Al massimo, sull'altro piatto della bilancia si arriva a circa un milione. Mi pare evidente la sproporzione...».
Dunque?
«Non si può stritolare un'Amministrazione comunale in questo modo».
Sindaco, non è che spendete oltre misura?
«Vuole le spese di rappresentanza? La corona d'alloro del 4 novembre. Il resto sono spese fisse: personale, rate di mutui per le opere pubbliche realizzate negli anni '90 e 2000, i contratti in essere con le ditte per la manutenzione dell'illuminazione o lo sfalcio dell'erba. Come amministratori locali, siamo controllati dai cittadini: vedono bene dove finiscono i soldi del loro Comune».
E le manifestazioni culturali?
«Guardi che dalla fiera alle iniziative estive (come del resto alcuni aspetti del sociale) si potevano realizzare grazie agli sponsor. Dopo l'alluvione, come faccio a chiedere soldi a commercianti e artigiani?».
Sindaco, com'è andato il faccia a faccia con il prefetto Sodano?
«Comprende il nostro punto di vista: si rende ben conto della realtà dei Comuni virtuosi del Veneto. Il prefetto si è impegnato a far da portavoce delle nostre esigenze. Io aspetto anche il passo successivo: come ci aiuteranno davvero. Sono convinta che il prefetto è persona concreta, ma aspetto risultati».
Magari il federalismo?
«Io ci spero, eccome. Il federalismo non è monopolio di qualcuno. E, da veneta, dico che è fondamentale. Siamo un'altra Italia come modo di fare dei cittadini. E anche di amministrare».
Alla luce dei problemi, se tornasse indietro si candiderebbe ancora a sindaco di Casalserugo?
«Potrò rispondere alla scadenza del mandato, nel 2013. Ma faccio politica da giovanissima perché mi appassiona: ci credo. Finora, la passione resiste».
Questa nuova «rivolta» sembra guidata dalle donne-sindaco...
«... Per carità, niente trappole. Ma è un fatto che siamo determinate».
Torniamo al patto di stabilità. Perché siete fuori?
«E' stato sforato nel 2007 dal mio predecessore. Per altro, per realizzare la scuola elementare. Ho ereditato un bilancio senza più mutui da contrarre e con contributi sempre più ridotti».
Sindaco, e il governo ha rispettato i patti sul dopo alluvione?
«Berlusconi ha mantenuto la promessa: a Casalserugo sono arrivati 13 milioni per le 800 famiglie e le 200 attività produttive».
E il governatore Zaia?
«Anche lui si è dato da fare, eccome. Fra le persone che ho sentito più vicine, c'è stata la presidente della Provincia Barbara Degani. In quelle giornate di vera, grande emergenza si è mosso un sistema a sostegno di noi sindaci. Fino all'incontro con il presidente Giorgio Napolitano in prefettura».
Sindaco, qual è il suo bilancio personale?
«Dal punto di vista umano, è stata un'esperienza sconvolgente. Ti ritrovi a dover gestire paura, rabbia, disperazione. Bisogna tenere i nervi saldi. Ho cercato di farlo. Ma sono i cittadini che devono giudicare».
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