Ma contiamo qualcosa in alto? Da quanto si vede, poco o nulla
PADOVA. «Non so se siamo da serie A». E' la frase, convinta, con cui Marcello Cestaro ha risposto in tv a chi gli chiedeva se il Padova fosse pronto, in caso di accesso ai playoff, a giocarsi, con tutti i crismi necessari, la grossa chance del ritorno nella massima categoria calcistica, da cui manca dal lontano 1996. Il presidente è un pragmatico, conosce benissimo la macchina che ha messo in piedi, e se ha pronunciato quelle parole significa che, sotto sotto, ritiene occorra fare di più e di meglio per guadagnarsi il diritto ad entrare nell'elite.
Purtroppo quanto sta accadendo in queste ore conferma, accentuandoli, i dubbi affiorati sulla struttura organizzativa che tira i vari fili, dentro e fuori la società. La vicenda biglietti è emblematica: ieri il prefetto di Torino ha dato una sorta di «colpo di grazia» alle speranze di tanti tifosi padovani che avrebbero voluto seguire la gara domenica, magari trovando un posto in tribuna invece che nel «settore ospiti» dislocato tra i distinti e la curva Primavera, opposta alla «Maratona», presidio degli ultras granata. Nessun biglietto potrà essere, invece, venduto ai veneti all'infuori di quell'angolo di stadio.
Domanda: il consigliere Gianluca Sottovia, a.d. della Spa biancoscudata e consigliere della Lega di serie B, si è dato una mossa? Non sarebbe questo il momento di prendere in mano il telefono, alzare forte la voce e chiedere, con l'intervento del presidente Abodi, che sia riservata almeno la quantità di biglietti messa a disposizione dei supporters del Novara quando ci fu il derby di campionato il 18 settembre 2010, ovvero 1.750? Niente di tutto ciò. Ci si adegua e si pensa al maxi-schermo per chi resterà in città. Per carità, inizativa lodevole ma la realtà si commenta da sola: il Padova nelle alte sfere conta poco o nulla. E si vede.
Argomenti:calcio padova
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