Un blitz all'hospice, pazienti trasferiti
I familiari chiamano i carabinieri, poi incontrano i vertici Usl: a settembre il rientro

I FAMILIARI Ieri hanno protestato A sinistra: l’ospedale e il reparto
MONTAGNANA.
L'hospice di Montagnana chiude per ferie. «Peccato che il cancro non vada in vacanza». In questa risposta, raccolta da una familiare di un paziente ospitato dalla struttura montagnanese, sta tutto il dramma vissuto ieri mattina da sei malati e dalle loro famiglie.
Per questioni di razionalizzazione di risorse e di dipendenti in vista dell'estate, l'Usl 17 ha previsto da ieri la sospensione del servizio di hospice, con il trasferimento degli attuali pazienti nel reparto di Lungodegenza dello stesso ospedale. Il tutto, denunciano i familiari di questi malati, senza preavviso e senza valutare il disagio che questo spostamento causerà ai loro cari.
L'Hospice.
L'hospice è la struttura residenziale in cui il malato incurabile e la sua famiglia possono trovare sollievo per un periodo circoscritto o per vivere nel conforto gli ultimi giorni di vita. Ha alcune caratteristiche precise: l'accesso libero per i familiari, la possibilità di condividere alcuni spazi (a Montagnana c'è anche una cucina comune), il calore dell'arredamento, la presenza di piante e fiori. Nell'Usl 17 l'hospice è a Montagnana in via Ospedale. Sono a disposizione 8 posti letto, di cui 6 risultano attualmente occupati.
La chiusura.
Due settimane fa i familiari degli attuali ospiti della struttura hanno appreso informalmente che l'hospice avrebbe chiuso i battenti. Nessuna comunicazione scritta, ma solo qualche notizia ricevuta indirettamente da infermieri e medici. Alle 8 di ieri era previsto il trasferimento dei malati (praticamente terminali, è bene ribadirlo) nel reparto di Lungodegenza, che si trova nella stessa struttura al piano superiore. Quando ieri nell'hospice sono arrivati gli infermieri addetti al trasferimento, è scattata la protesta. Il trasferimento in Lungodegenza, secondo i parenti dei pazienti, non garantirà lo stesso trattamento e lo stesso servizio: «L'ambiente di questi due reparti è completamente diverso - commenta Alessia Franzoni di Cerea, che a Montagnana ha ricoverato un fratello giovane -. Qui si respira un clima familiare, non si praticano terapie invasive, si monitora costantemente lo stato psichico dei pazienti. La pace che c'è qui io non l'ho mai vista! Dopo 18 anni di malattia pensavamo di aver avuto fortuna a capitare qui, e invece oltre alla malattia ora dobbiamo combattere pure la burocrazia». «I nostri cari non sono dei pacchi - ha denunciato Vania Ruzzon di Bagnoli di Sopra, che all'hospice ha la madre -. L'Usl 17 firma la carta dei diritti del malato e poi compie queste operazioni disumane! Chi ci assicura che i nostri cari siano pronti a reggere un simile trasferimento? Chi ci assicura che il servizio sarà lo stesso? E siamo sicuri che la chiusura dell'hospice non sarà permanente?». Alla protesta si sono uniti anche Gino Barbierato di Arre (che vede ricoverati sia la madre che il padre) e Alessandro Silvoni di Conselve.
L'incontro.
Le quattro famiglie hanno chiesto anche l'intervento del 112. I carabinieri però non sono arrivati. I familiari dei pazienti hanno comunque ottenuto un incontro immediato con i vertici dell'Usl 17, in particolare con il direttore dell'hospice Lucio Conforto e quello di Riabilitazione Pietro Genovese. «In realtà non abbiamo ottenuto molto, se non le scuse per la poca trasparenza e la scarsa comunicazione in questa fase delicata - commenta Vania Ruzzon -. Ci hanno assicurato che a metà settembre l'hospice riaprirà e che nei tre mesi il servizio non varierà minimamente. Noi saremo vigili e attenti: ne va della dignità dei nostri familiari». Alle 15 i malati sono stati trasferiti a Lungodegenza.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova
Leggi anche
Video








