Ippodromo, progetto per un maxi-centro fitness

Un gruppo di imprenditori tratta l'acquisto delle Padovanelle con il commissario Mauro: affare da 18 milioni di euro
PADOVA. La vendita dell'ippodromo le Padovanelle, ultimo tesoro della Pia Fondazione Breda, sembra essere arrivata a una svolta, proprio negli stessi giorni in cui il processo per il depauperamento dell'immenso patrimonio sta arrivando al capolinea.


Un gruppo di imprenditori veneti con base a Verona ma guidato da alcuni soci padovani, ha infatti depositato nelle mani del commissario straordinario Giuseppe Mauro (delegato alla cessione dei beni della Fondazione) un'offerta per l'acquisto dell'ippodromo di Ponte di Brenta e delle attività connesse: ristorante, hotel e piscina. Dopo le due aste andate deserte, l'ultima lo scorso 20 giugno, la vendita degli immobili è passata attraverso una trattativa privata.


«L'operazione per l'acquisizione dell'ippodromo e delle altre strutture ha imboccato una strada molto precisa» conferma il dottor Giuseppe Mauro «anzi, direi che si potrebbe chiudere entro la fine dell'anno risolvendo così i problemi finanziari legati alla precedente gestione». L'offerta presentata dalla NewCom veneta per l'ippodromo, l'hotel, l'area dedicata alla ristorazione e la piscina è di circa 18 milioni di euro. E un importo quasi doppio (vicino ai 40 milioni di euro) sarebbe già stato previsto nel piano industriale presentato per il rilancio del complesso di Ponte di Brenta.


«C'è stato anche lo smobilizzo di altri asset della Fondazione» aggiunge il commissario straordinario della Breda, «e quindi siamo fiduciosi sul fatto di poter saldare i conti con i creditori». Somme da ritornare che, dopo il crac finanziario e l'inchiesta della Procura, si aggirano intorno ai 15 milioni di euro. Finora a frenare ogni ipotesi di trattativa era stato il vincolo che legava le proprietà immobiliari, dalle strutture alberghiere alla piscina, alla famiglia Grassetto, che vanta un accordo per la gestione dell'ippodromo sino al 31 dicembre 2022. Ora sembra che a questo nodo, apparentemente inestricabile, si sia trovata una soluzione.


«E' vero che gli immobili sono legati alla famiglia Grassetto - aggiunge Giuseppe Mauro - salvo però accordi diversi». Evidentemente trovati nel corso della trattativa che sta portando alla definitiva cessione e rilancio del complesso delle Padovanelle. «La negoziazione - conclude il commissario straordinario - è in linea con quanto richiesto anche dall'amministrazione comunale. Ripeto, siamo a un livello molto avanzato nell'iter di compravendita».


Nelle intenzioni della NewCom c'è il recupero dell'intero complesso Padovanelle in grande stile. Una struttura ricettiva, in cui sarebbero previsti spazi ludico-ricreativi, destinata a diventare un polo d'attrazione per tutto il Veneto. Il fiore all'occhiello continuerebbe a rimanere l'ippodromo, aperto nel 1962 e tuttora considerato uno dei migliori d'Italia dove in passato hanno gareggiato e trionfato purosangue passati alla storia dell'ippica come Tornese e Varenne. Anche perché nel lascito testamentario, il senatore Vincenzo Stefano Breda (appassionato di cavalli) aveva posto come condizione imprescindibile a chi riceveva il suo ingente patrimonio la conservazione proprio dell'ippodromo.


Un impianto, costruito nel 1901, poi rinnovato e ristrutturato nei primi anni Sessanta dal cavalier «Nani» Grassetto. Da qui il legame storico del complesso delle Padovanelle con la famiglia di imprenditori. Un capitolo che entro l'anno potrebbe definitivamente chiudersi.

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