Criminalità a Padova / "Al Portello superato il livello di guardia"
Il sindaco Zanonato e l'assessore Carrai a colloquio con il medico picchiato senza motivo sotto casa in via Belzoni da due nordafricani

VIA BELZONI. Venerdì sera un medico è stato aggredito da due stranieri sotto la sua abitazione
PADOVA. Una visita di cortesia ma allo stesso tempo la dimostrazione che al Portello si è superato un limite impensabile. «Mai finora un residente era stato aggredito per futili motivi», butta lì a denti stretti l'assessore comunale ai vigili urbani Marco Carrai che ieri in mattinata, insieme al sindaco Flavio Zanonato, è andato a trovare il medico picchiato da due stranieri.
Il limite è stato oltrepassato. Già. Mai finora, infatti, il sindaco Zanonato era andato a trovare una vittima di un pestaggio gratuito al Portello. Pestaggio che fa paura soltanto a raccontarlo. Il medico, cinquantenne, residente in via Belzoni, venerdì verso le 19 è stato preso a calci da due tunisini solo perché non voleva andarsene dal marciapiede che si trova davanti a casa sua. I due, dopo averlo pestato a sangue, sono fuggiti. L'uomo ha riportato la frattura di due costole: il referto parla di una prognosi di 35 giorni. Sull'episodio indaga la squadra Mobile.
Ma è necessario ricordare che solo qualche giorno fa, in via Matteotti (Porte Contarine), un barista e un suo cliente sono stati presi a sassate (e feriti) da un trio di tunisini solo perché si erano ribellati al furto di una bici. Uno di questi è stato arrestato dalla polizia.
Anche il medico, a modo suo si era ribellato. Al fatto di dover abbassare lo sguardo e dover tacere di fronte all'arroganza e alla violenza di due stranieri che si sentono in diritto di far valere la propria legge: «qui comandiamo noi, questo d'ora in poi è il nostro territorio».
Quella del medico, dunque, è una vicenda che rappresenta uno spartiacque sotto il profilo dell'emergenza sicurezza. La preoccupazione di sindaco e assessore è lì a testimoniarlo. Questo è innegabile. Quella del medico non è altro che un punto di svolta nella strategia dei tunisini che «controllano» il quartiere, e giocoforza dovrebbe diventare anche una svolta nell'adottare contromisure per non «regalare» il Portello alla manovalanza dello spaccio.
«Chiederemo in sede di Cosp (il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica) a questore e prefetto di intensificare la presenza delle pattuglie miste (con l'Esercito) al pomeriggio e alla sera, togliendole dai turni di mattina», aggiunge Marco Carrai. Sindaco e assessore hanno ascoltato il medico per un'ora e un quarto. Il cinquantenne, che abita al Portello da 14 anni, ha raccontato di come siano cambiate le dinamiche del quartiere. Di come lo smercio di droga non sia più (o non sia mai stato) in mano a singoli spacciatori, ma che dietro a tutto ciò ci sia una regia. Regia che sta coscientemente alzando il livello di scontro con i residenti. «Sappiamo che al Portello c'è un problema di spaccio - aggiunge Carrai - che c'è una concentrazione pericolosa di tunisini. Mai però era accaduto che una persona venisse picchiata. Questo è un dato preoccupante. Vedremo di trovare una soluzione».
«Ho chiesto a al sindaco, che ringrazio molto per la visita, se è possibile, e se non ci sono particolari divieti di legge, di istallare molte più telecamere - racconta il medico - perché così almeno ci risparmiamo aggressioni gratuite come la mia. Purtroppo ho visto di fronte a me due persone preoccupate. In silenzio. Con pochi argomenti. Ma è comprensibile. Se a livello nazionale la gestione dei profughi è stata scriteriata, a livello locale non ci sono risorse per affrontare il problema. Quando dico risorse penso a uomini e soldi. Gli enti locali sono lasciati soli. La questione è che se non si fa nulla potrebbe succedere di nuovo. E di molto peggio. Io, lo dico da medico, sono stato fortunato».
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