Battaglia di Lepanto, insulti leghisti per l’anniversario

"Siamo l’unico baluardo contro l’invasione islamica". Pesanti reazioni a Piove, ma il sindaco non si sbilancia

PIOVE DI SACCO. La Lega nord ricorda la «gloriosa e vittoriosa battaglia di Lepanto, vinta nel 1571 dalla gente veneta e cristiana contro i barbari musulmani». Lo fa con dei manifesti affissi in centro città. «E' la Lega Nord-Liga veneta l'unico baluardo contro la nuova invasione islamica». Il Carroccio scomoda anche il profeta Isaia: «Solo chi ha memoria del passato può avere speranza sul futuro. Viva San Marco».

«E' la riproposta di un momento storico che siamo tenuti a ricordare – taglia corto il segretario cittadino Antonio Zorzi – perché a scuola non ce l'hanno insegnato». Risulta che la battaglia di Lepanto nei libri di scuola sia raccontata eccome. C'erano veneziani, genovesi, spagnoli e compagnia cantando uniti nella Lega santa promossa dal Papa. Non è un episodio minore su cui in classe si tenda a sorvolare. Magari Zorzi il giorno in cui se ne parlava era assente, più semplicemente. Ora corre l'obbligo di chiedere al segretario leghista se i quasi mille islamici che vivono oggi a Piove di Sacco siano da considerarsi barbari, perché forse se lo stanno chiedendo anche loro dopo aver letto il manifesto leghista: «Non ho detto che sono barbari». Non lo sono dunque. «Non ho detto che non lo sono». Possono esserlo, quindi. «Devono rispettare le nostre leggi, prova ad andare tu con un crocifisso a casa loro».

Il manifesto però scatena dure reazioni. Gianluca Baratto di Sel dichiara: «La Lega tenta di distrarre i cittadini fomentando odio contro i musulmani con il ricordo della battaglia di Lepanto invece di pensare alle questioni che interessano veramente la comunità. Crisi economica, mancanza di lavoro e diminuzione dei servizi dovrebbero essere le priorità. Invece la litigiosità della Lega e l'incapacità di risolvere i problemi vengono nascoste facendo emergere vecchie contrapposizioni». Rincarano i segretari del Pd Gianstefano Rodella e Simone Sartori: «Siamo indignati e condanniamo il contenuto offensivo, incivile, razzista e carico d'odio del manifesto, prodotto di una subcultura che lavora per sostituire le nostre tradizioni e i nostri valori con varianti frutto di letture parziali e di comodo, interpretazioni fantasiose e strumentali richiami religiosi per giustificare un'ideologia più che mai lontana dalla realtà. Siamo di fronte a una regressione sociale e civile che deve essere fermata. Auspichiamo che il sindaco trovi il tempo, impegnato com'è a tenere insieme i pezzi della sua maggioranza, per prendere le distanze da questa ennesima vergognosa iniziativa targata Lega Nord».

Intanto i manifesti sono stati coperti da volantini anonimi: «Renzo Bossi, bocciato tre volte, porta a casa 12mila euro al mese. Comuni leghisti che sono stati commissariati per mafia. Mentre la Lega resta seduta comodamente a Roma incapace di risolvere i problemi. Giovani veneti senza lavoro. Questi sono i veri problemi, altro che le battaglie di 500 anni fa. Soluzioni efficaci, non prese in giro. Il Veneto si merita di meglio che la Lega». Al sindaco Sandro Marcolin diventa allora d’obbligo chiedere come viene accolto il «barbaro musulmano» in municipio dal suo vicesindaco e dalla sua assessora leghisti: «Abbiamo un accordo: tutti vengono trattati allo stesso modo, non si fanno differenze per la religione». Meno male c'è l'accordo, altrimenti toccava scomodare la Costituzione. Garantita l'imparzialità dei propri collaboratori, Marcolin si cimenta in una sua interpretazione di quanto è successo: «La Lega è in cerca di una sua identità, di una sua appartenenza e mette in gran spolvero i simboli, dall'acqua del Po, a San Marco e oggi Lepanto – spiega il sindaco – è semplice e consolatorio in un momento difficile come questo». Di più non può dire, con la Lega deve governare.

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