Intoppi burocratici: «Spariti i fondi degli alluvionati»

PADOVA. Un anno fa. La Bassa Padovana è sott’acqua. Tesina, Bacchiglione, Roncajette, Frassine e Gorzone hanno appena rotto o esondato gli argini. Acqua e fango hanno invaso campi, strade, case e imprese. Interi Comuni sono in ginocchio. Le famiglie scappano, le aziende chiudono. Scatta la gara di solidarietà. Occorre tornare alla normalità e farlo in fretta.
C’è soprattutto bisogno di aiutare le piccole e medie aziende. Molti paesi dipendono dalle loro attività. A Bovolenta, poche ore dopo l’alluvione, i primi ad arrivare per rendersi conto della situazione sono il presidente della Camera di Commercio, Roberto Furlan, e il suo vice Fernando Zilio. Promettono uno stanziamento straordinario per ripristinare il tessuto imprenditoriale. Qualche settimana dopo l’ente camerale decide che il finanziamento sarà di 1,5 milioni di euro.
Un anno dopo. In cielo aleggia lo spettro di giorni terribilmente simili a quelli che precedettero l’alluvione e nei pensieri degli imprenditori la sensazione di essere stati beffati. Prima dalla sorte, poi da promesse non ancora mantenute. Perché del milione e 500 mila euro promessi dalla Camera di Commercio sono arrivati poco più di 60 mila euro. «Tutto è impantanato nella burocrazia – dice Luciano Giacometti, imprenditore a capo del comitato Alluvionati di Bovolenta – Sappiamo solo che la Camera ha appena rifatto il bando per tornare ad assegnarci il contributo per i danni accertati. Parliamo di circa 980 mila euro. Finora ne abbiamo ricevuti circa 60 mila, e intanto abbiamo la Guardia di Finanza che sta controllando se i danneggiamenti che abbiamo denunciato sono reali. È una situazione grottesca».
Ma allora, i fondi annunciati dove sono finiti? Bloccati nelle pieghe delle pratiche amministrative. A seguire l’operazione lanciata dalla Camera di Commercio è infatti intervenuto anche Veneto Sviluppo, la finanziaria regionale partecipata al 51% dalla Regione e al 49% da undici gruppi bancari nazionali e regionali. Insomma il finanziamento, a un certo punto, non è più stato gestito solamente dall’ente camerale. «Con Unindustria invece la cosa è andata in modo diverso – riprende Giacometti – Loro hanno stanziato circa 500 mila euro, ma hanno capito che se consentivano alla politica di entrare nella faccenda tutto si sarebbe terribilmente complicato».
Intanto, però, se i soldi non sono ancora arrivati agli imprenditori di Bovolenta, circa 400 mila euro sono invece andati ai professionisti che, per conto dell’ente di piazza Insurrezione, hanno stilato le perizie relative ai danni subiti dalle piccole e medie imprese finite sott’acqua tra l’1 e il 2 novembre dell’anno scorso.
E proprio sulle stime (complessive in questo caso) si sta aprendo un’altra partita. Quelle stilate dai privati, attraverso consulenti tecnici d’ufficio del tribunale, non sono state riconosciute valide e attendibili dalla Regione. Che quindi non ha ancora erogato i contributi risarcitori non solo alle aziende, ma anche alle famiglie. Insomma, è stato più facile scrostare il fango e cancellare i segni dell’acqua, che liberarsi dai vincoli della burocrazia per ripartire.
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