Maxi-frode alimentare sul bio, 7 arresti. Perquisizioni anche ad Albignasego

La maxi-truffa scoperta dalla Guardia di finanza di Verona. Le dimensioni dell'imbroglio, che era in atto dal 2007? Bisogna immaginare una fila di Tir carichi di 7 milioni di quintali di prodotti alimentari lunga oltre 500 chilometri. Tutta merce già messa sul mercato: valore 220 milioni di euro
2011_12_06_VR - OPERAZIONE GATTO CON GLI STIVALI.mp4
2011_12_06_VR - OPERAZIONE GATTO CON GLI STIVALI.mp4

VERONA. Perquisizioni anche a Padova per la maxi-truffa alimentare scoperta dalla Guardia di finanza di Verona, che ha portato all'arresto di sette persone per associazione a delinquere, frode e falso. Le dimensioni della truffa, che era in atto dal 2007?

Una fila di Tir carichi di 7 milioni di quintali di prodotti alimentari con la falsa etichetta ’biologico". Una fila lunga oltre 500 chilometri, la distanza tra Verona e Roma: tutta merce già immessa sul mercato. Le "fiamme gialle" hanno messo le mani su un "meccanismo" che ruotava attorno ad aziende a tutti gli effetti produttrici di prodotti biologici, ma che, grazie alla compiacenza di funzionari e dipendenti di organismi deputati a certificare come biologica la produzione e la provenienza dei prodotti agricoli, non avevano remore a trasformare frumento, farine, frutta fresca e altro coltivati normalmente o destinati ad altro tipo di alimentazione in «autentico biologico». Il tutto, con guadagni che quadruplicavano.

L’operazione, denominata "Gatto con gli stivali", coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona - Pm Maria Beatrice Zanotti e Maria Federica Ormanni - ha portato al sequestro materiale di 2.500 tonnellate di prodotti agro-alimentari, ma sulla carta è stato ricostruito un giro di immissione sui mercati in questi anni di 7 milioni di quintali, pari a un valore di oltre 220 milioni di euro. Il mercato del biologico in Italia, secondo una stima fornita dagli investigatori, ha un giro d’affari annuo di tre miliardi di euro e in Europa di 17 miliardi. Secondo la Coldiretti, un italiano su due compra bio.

In carcere sono finiti: Luigi Marinucci, 63 anni, di Angiari (Verona), legale rappresentante della Sunny Land Spa e della Società agricola Marinucci; Davide Scapini, 43 anni, di Sona (Verona), socio al 49% e direttore commerciale della Sunny Land oltre che rappresentante di altre aziende; Angela Nazaria Siena, 39 anni, di San Severo (Foggia), rappresentante della Bioecoitalia Srl e di altre aziende nel settore agricolo-cereale; Andrea Grassi, 45 anni, di Argenta (Ferrara), consulente e rappresentante di aziende agricole; Michele Grossi, 36 anni, di Fano (Pesaro-Urbino), direttore regionale per le Marche dell’Organismo di certificazione e controllo di suolo e salute. E poi, Stefano Spadini, 46 anni, genovese, residente a Monte Cerignone (Pesaro-Urbino), consulente della Direzione regionale delle Marche di Suolo e salute; Caterina Albiero, 47 anni, di Salizzole (Verona), socio accomandatario della Bioagri Sas e rappresentante legale de La Spiga Srl.

Altre sei persone risultano indagate a piede libero e perquisizioni sono state fatte in queste ore in case e aziende in provincia di Padova, Verona, Rovigo, Bergamo, Bologna, Macerata e Foggia. Complessivamente, le indagini hanno riguardato una quarantina di imprese - tutte operanti nel settore della produzione e commercializzazione di cereali e frutta fresca - in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Puglia e Sardegna.

Il meccanismo della frode, particolarmente complesso, prevedeva di fatto acquisti di merce in Italia e in Romania - qui grazie a una società creata ad hoc - la "trasformazione" attraverso falsa documentazione in prodotto "biologico" e la vendita dello stesso, con relativo valore moltiplicato, oltre che in Italia, in Olanda, Germania, Spagna, Francia, Belgio, Ungheria, Austria e Svizzera. Da accertare se all’estero c’erano complici. I falsi prodotti biologici alla fine sono finiti a grossisti dell’industria agro-alimentare, ma sul piano della salute fortunatamente non sono stati trovati motivi per ipotizzare il danno alimentare.

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