Padova. Senza lavoro per la crisi, artigiano si uccide

CAMPODARSEGO. Si è ucciso la scorsa notte. Padre di famiglia, artigiano. Un gesto tragico, il terzo che scuote l’Alta Padovana nel giro di pochi mesi. R.S., 54 anni, viveva e lavorava a Campodarsego. Era titolare di una ditta individuale di pitture edili. Attraversava un momento di crisi, di angoscia legata alla sfera lavorativa. Non era in cura.
È stato trovato dai familiari poco prima dell'una di notte: si era stretto una corda al collo e l'aveva fissata a una grondaia di casa. In un biglietto di poche righe ha dato l'addio alla famiglia, che, colpita dal lutto, si è chiusa nel silenzio delegando ai carabinieri («rivolgetevi a loro» dicono al cronista) la ricostruzione dei motivi del dramma.
Sotto la lente degli investigatori sono finiti ben presto il calo di lavoro, la difficoltà nel recuperare i crediti, il fatto di non venire pagato: una realtà diventata via via insostenibile. I problemi dell'attività sono diventati gradualmente i problemi esistenziali di un uomo.
La data del funerale deve ancora essere fissata; dopo i rilievi della scorsa notte, i carabinieri di Campodarsego continuano a indagare. La vicenda scuote, irrompe in una zona già ferita.
Galvino De Marchi, responsabile Upa del Camposampierese, lancia un appello: «Insieme possiamo farcela». Il quadro di partenza è a tinte fosche: «Speriamo non scatti un meccanismo di emulazione. Per tutti c'è un calo del lavoro e per noi, in questo territorio, la diminuzione è stata ancora più visibile, siamo stati una realtà sempre attiva. Sicuramente il settore edilizio è quello più in sofferenza».
Bisogna reagire, insieme: «Credo che in questi momenti di difficoltà gli artigiani dovrebbero avere la capacità di fare squadra. Da soli non ce la si può fare, mettiamocelo bene in testa. A livello associativo ci sono degli strumenti come le cooperative di garanzia che vanno a coprire il 50% degli eventuali insoluti nei confronti delle banche; è un salvagente utile, basta una piccola quota per farvi parte; ovviamente la garanzia non avviene su cifre enormi, ma dà fiato per qualche credito bancario. E poi c'è anche il fondo anti-usura, che però non viene mai richiesto, perché non c'è il coraggio, o la cultura, di denunciare». L'Upa è il riferimento di oltre 3.500 associati solo nel Camposampierese, è il Nordest delle partite Iva che cercano nuovi orizzonti o - semplicemente - una via d'uscita onorevole. «Il settore edilizio è prostrato dalla crisi e trascina nella sofferenza altri settori: le persone non comprano appartamenti, le banche non concedono mutui come un tempo. In giro c'è voglia di ritrovare l'ottimismo, ma in verità, in profondità, io sento tanta paura, incertezza, pessimismo. La sensazione è che tutto sia fermo, immobile. È da troppi anni che il territorio viene impoverito, le aziende vanno all'estero, noi artigiani rimaniamo».
Non servono miracoli, basterebbe che lo Stato iniziasse a pagare regolarmente. «Speriamo che questo Governo ci dia una mano. Le fatture – conclude De Marchi – devono essere saldate entro un massimo di 60 giorni, i primi insolventi attualmente sono lo Stato e gli enti pubblici, che si prendono tempi indefiniti per pagare».
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