LE MICROSTORIE / La cagnetta dimenticata e l’happy end conquistato

Come perdere e ritrovare una cagnetta, a 300 km di distanza, nel giro di un giorno e mezzo, grazie all'affetto e alla matta pervicacia del suo padrone

PADOVA. Come perdere e ritrovare una cagnetta, a 300 km di distanza, nel giro di un giorno e mezzo, grazie all'affetto e alla matta pervicacia del suo padrone. Due mamme e due figli inscatolati in auto, di ritorno dalla Croazia, sotto una pioggia disperante nonchè foriera di nervosismo montante e con a bordo una bastardina mite e silenziosa, come non averla. E infatti. Infima piazzola di sosta, pipì al volo dei ragazzini: apri porte, acqua che entra, quei due che escono e rientrano fradici. Il viaggio verso Padova riprende tra musi lunghi e tir che sfrecciano in 6D con effetto surround.

Passata la frontiera di Trieste, e di parecchio, altra sosta. Ad uso della cagnetta, questa volta, che viene ripetutamente chiamata conoscendo la sua abitudine di acquattarsi sotto i sedili assumendo fattezze di sogliola. Vabbè silenziosa, ma non dà cenno. E per un buon motivo: non c'è. Panico, angoscia, lacrime: l'amica al volante ricarica tutti in auto e si torna indietro. E' metà pomeriggio.

L'unica fermata era stata quella delle pipì in un inidentificabile mini slargo della strada, in Slovenia, ovvio che la bestiola era sgusciata fuori lì. E lì era rimasta a guardare l'auto che si allontanava, saraccando come un coyote di periferia. Vengono battuti tutti i bar, metti che qualcuno l'avesse vista, lasciati strazianti foglietti con il numero di telefono, perlustrati gli slarghi di mezza Slovenia, sempre chiamando la cagnetta.

Intanto è buio pesto: non resta che piangere, e tornare a casa. Viene fatta la telefonata ''de paura' al ''papà'' della cagnetta, marito e padre dei due svampiti madre e figlio. Uno che ama gli animali forse più della sua famiglia, nel caso specifico forse non a torto. Quello fa un'orribile sfuriata e sbatte giù. Quando moglie e figlio arrivano la notte a casa, non lo trovano.  Scappato con la segretaria della protezione animali? No. Partito per la Slovenia, verso un tratto di strada confusamente descritto.  Dove piove ancora e i tir continuano a sfrecciare a velocità terrificanti.

Sono le 2 di mattina.  Il disgraziato  censisce le piazzole di 50 chilometri. Avanti e indietro in macchina, a piedi per molti tratti, tra il confine italiano e quello croato, con le volpi che gironzolano e i gendarmi della dogana insospettiti dal solitario andirivieni. Niente. Lui sta giocandosi l'ultima speranza, davanti agli occhi gli trema l'immagine della cagnolina spiaccicata da un tir. E' già mesto di rassegnazione quando vede, all'alba, una casa fatiscente in mezzo a un campo, un paio di centinaia di metri dalla statale. Mica c'era solo quella casa abbandonata. Ma, vattelapesca in virtù di quale istinto, lui va a vedere. Chiama, richiama. E di colpo la cagnolina _ che sotto un mezzo tetto si era rifugiata _ esce correndo da infarto. I due, bagnati fino all'anima, si incontrano, lei gli salta in braccio, lui ha gli occhi lucidi. Roba che la pubblicità della barilla può nascondersi dietro a un muro di fusilli.Purtroppo (per i pigri) o per fortuna (per gli entusiasti della vita-ogni problema è tutta esperienza in più), uno l'happy end se lo deve conquistare. Quasi sempre.

Alberta Pierobon

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