Caso Riina jr: i leghisti accusano Tina Ciccarelli

Squarciano il velo del tempio istituzionale. Rivelano il «lato B» del sistema, al di là dei riflettori sulla persona. E rispolverano il refrain padano che oppone Nord e Sud.
«Come può la signora Tina (Assunta) Ciccarelli far da garante a Riina Jr? E come si può immaginare che sia il sindaco Zanonato a gestire il figlio del boss in città?». I consiglieri comunali leghisti Luca Littamè e Mario Venuleo illuminano la vicenda dal loro punto di vista.
Prima con il ritaglio d’archivio del Corriere datato 11 giugno 1994 che pubblica la notizia dell’arresto per spaccio di Assunta Ciccarelli, all’epoca 46enne. Quindi certificando che si tratta della stessa persona responsabile dell’associazione Noi-Famiglie padovane contro l’emarginazione e la droga: «Che risulta aver sede legale in Piazza dei Signori, 22 dove ci sarebbe un ufficio del Comune...». Infine, esibiscono atti pubblici di palazzo Moroni: determine dirigenziali (firmate anche da Giampaolo Negrin e Lorenzo Panizzolo) che giustificano contributi dai 122 milioni del 2000 ai 21.995 euro dell’anno scorso destinati all’associazione di Tina Ciccarelli. Unità di strada, centro diurno integrato, progetti Agape e Fil Rouge. Oltre alla concessione, nel 2007, della proprietà comunale in via Beato Pellegrino 204.
Tutto di pubblico dominio. Niente di personale. Ma un sistema politicamente criticabile. Con la «benedizione» dell’assessore regionale Maurizio Conte: «Il preventivo accoglimento del figlio del boss mafioso a Padova fa affiorare una pericolosissima realtà. Nessun dubbio sulla redenzione della responsabile dell’associazione che fu arrestata per droga, ma con queste premesse contestare il confino dei mafiosi al Nord per la Lega non solo è un diritto ma diventa un dovere morale».
Littamè & Venuleo hanno verificato nel dettaglio la più classica delle informazioni maliziosamente anonime. I consiglieri leghisti «sfiduciano» anche così il sindaco Flavio Zanonato. «E’ ancora davvero così opportuno ospitare Riina Jr? Le autorità preposte erano informate di tutte queste coincidenze? Ecco, noi crediamo che invece di stracciarsi le vesti per il figlio del boss e distribuire contributi a pioggia alle associazioni il nostro Comune dovrebbe preoccuparsi dei veri indigenti, dei padovani che faticano a pagare le bollette, delle famiglie senza casa o lavoro» spiegano.
In poche parole, Tina Ciccarelli è solo il «detonatore» per far scoppiare la «bomba Riina Jr» in faccia al sindaco che con la sua video-dichiarazione se l’era presa con il governatore Luca Zaia. Il vecchio ritaglio di giornale è servito a «rispolverare» la gestione dei servizi sociali formato Prima Repubblica. E la denuncia di ieri ha girato l’occhio di bue dei media sul palcoscenico del Carroccio.
Concludono Littamè & Venuleo (una volta di più «orfani» della capogruppo Mariella Mazzetto): «Zanonato fa sapere ai padovani: gestiremo anche Riina Jr. Non possiamo certo fidarci di chi ha già “gestito” lo spaccio di droga, i centri sociali, la vendita all’ingrosso di prodotti contraffatti e la sicurezza della città. E soprattutto riteniamo intollerabile l’utilizzo dei soldi del Comune a beneficio di queste associazioni: vanno spesi per chi ha sul serio bisogno dell’aiuto e della solidarietà concreta dell’Amministrazione».
Il caso torna, quindi, in prima pagina. In attesa dell’arrivo della Commissione parlamentare anti-mafia, che insieme al dossier Riina Jr porterà a Padova anche quelli sulle infiltrazioni nell’economia.
Ernesto Milanesi
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