Le rubano la bici davanti al tribunale: è la quattordicesima

Il record negativo di Michela Tonini, avvocato padovano: «Non esiste tutela per chi si muove in modo ecologico»

PADOVA. Quattordici biciclette rubate in pochi anni. Se non è un record negativo questo, poco ci manca. Michela Tonini, 37 anni, avvocato del foro di Padova, ieri mattina è stata derubata per l’ennesima volta: aveva parcheggiato la sua nuovissima bici davanti al tribunale, è rimasta dentro 20 minuti ma quando è uscita si è resa conto che la rastrelliera in cui l’aveva lasciata era vuota. «Sono sconvolta, non so più che fare. In questa città non esiste tutela per chi si muove in modo ecologico», si sfoga a cuore aperto.

Michela Tonini ieri mattina è arrivata in tribunale verso le 10.20 e ha parcheggiato il suo nuovo ciclo proprio davanti all’ingresso, con catena e lucchetto. «L’avevo comprata domenica scorsa al supermercato spendendo 120 euro - racconta - era la seconda volta che la usavo. L’avevo battezzata “La 14”, un po’ per ironia, un po’ per sdrammatizzare. A questo punto però credo di poter dire che la situazione in città è diventata veramente insostenibile. L’amministrazione comunale organizza le domeniche ecologiche, realizza il tram e poi non si preoccupa del modo più economico per salvaguardare l’ambiente».

La penultima volta i ladri erano riusciti a derubarla nel cortile condominiale, tutte le altre volte nel centro cittadino. «E’ accaduto sempre durante l’orario di apertura dei negozi e sempre nonostante le avessi assicurate con la catena - evidenzia - anziché avere la riconoscenza per il fatto di muoversi senza inquinare, ci consigliano di andare a ricomprarle davanti ai giardini dell’Arena, perché lì finiscono le bici rubate. Ma io mi rifiuto di rassegnarmi a questa logica. Anche la punzonatura è una contromisura relativamente efficace, perché se poi le vendono all’estero o se cancellano la serie numerica, in ogni caso non si riesce a rientrare in possesso del maltolto».

Oggi stesso la trentasettenne andrà a sporgere denuncia dai carabinieri. «Un’altra cosa che mi fa restare allibita è che nessuno vede mai nulla. Come in quest’ultimo caso, davanti al tribunale: di lunedì mattina, con il via-vai che c’è, nessuno sembra essersene accorto. E alla fine mi trovo per l’ennesima volta senza bicicletta, in una città come Padova, dove per muoversi è un mezzo indispensabile».

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