IL REPORTAGE / Far-west all'Arcella: «Qui di notte regna la paura»

Dopo l'omicidio in piazzale Azzurri d'Italia parlano i residenti e l’assessore Colasio: non siamo razzisti, ma qui dilaga lo spaccio di droga

PADOVA. Quanto vale la vita di un uomo? Meno di un panino e una birra o di una puntata alla tombola del Bingo: Saber Labidi è stato ucciso con un colpo sparatogli alla testa e l’Arcella si è svegliata con l’incubo del Bronx metropolitano, con le bande che si fronteggiano all’alba quando l’alcol annebbia la ragione e la follia semina la morte per uno sgarro.

L’auto di Labidi è ancora parcheggiata in piazza Azzurri d’Italia e regala l’immagine di un uomo dagli affetti profondi e dolcissimi: sul sedile un golfino di lana e la tendina parasole con gli orsacchiotti per proteggere la bimba nei viaggi dalla Francia in Italia. Saber faceva il muratore in Bourgogne e ha trovato la morte a Padova. Chi l’ha ucciso? E quale oscura trama criminale si nasconde dietro al delitto, al punto da scatenare l’ennesima puntata della guerra ideologica sulla sicurezza? E’ colpa di Maroni o di Zanonato?

«Ma quale Bronx, ma quale Bronx: questa non è via Anelli o il Portello, con i miniappartamenti affittati in nero ai clandestini. E non è nemmeno Scampia di Napoli con le gang che si sparano per regolare i conti dello spaccio di droga. Ma quale razzismo... Io vendo bottiglie di vino a rumeni, albanesi e moldavi: tutto fila liscio fino a quando tramonta il sole. Poi calano le tenebre e non è una metafora», racconta Alberto Romanato, «di giorno si vive bene ma di notte c’è da aver paura. Certo, polizia e carabinieri si fanno vedere e anche i militari con la loro camionetta sono sempre di ronda, però non basta. Da quando hanno aperto il Bingo all’ex cinema Arcobaleno, non abbiamo un attimo di pace fino alle sei del mattino. E dove girano soldi succede di tutto, basta entrare nella sala corsa di piazzale stazione per toccare con mano il degrado. Lo abbiamo detto al sindaco e al questore: dovete dire di no a quelle attività che rappresentano un pericolo per la sicurezza», conclude Romanato.

La sala giochi è una fabbrica di illusioni dalle due del pomeriggio fino all’alba: avvolte da nuvole di fumo, le banconote girano tra le cartelle della tombola e la voce metallica dello speaker che detta il ritmo ogni tre-quattro minuti.

«E come si fa a chiudere il Bingo? Non si può: la gente arriva anche con il tram per giocare e si diverte», racconta la signora Maria, «io della mia pensione faccio quello che voglio e qui dentro non è mai successo nulla». Anche domenica sera è filato tutto liscio, fino alle 5 del mattino quando davanti al paninaro di piazza Azzurri d’Italia è scoppiata la rissa finita in tragedia.

Alle 11,40 del mattino Irina, Elena e Florin passeggiano tra le panchine e guardano il tricolore che un farmacista ha dispiegato tra i rami in fiore per ribadire che quella fetta di giardino bagnata dal sangue è pur sempre Italia.

«La sparatoria? Io di notte dormo e la mia camera si affaccia qui sopra», racconta Irina. «Vivo a Padova da quindici anni e il quartiere è profondamente cambiato: quando torno alla sera c’è gente strana e mi faccio sempre accompagnare fin sulle scale di casa...».

L’Arcella, 40 mila abitanti, ha quasi 9 mila stranieri che lavorano e sono integrati, con i ragazzi che frequentano le scuole, i campi da calcio dei patronati a san Carlo, lo stadio e il palasport Colbachini. E in trent’anni ha cambiato pelle: da periferia industriale a immensa zona residenziale, con i prezzi delle case finiti alle stelle. Il simbolo più moderno è la torre Gregotti, col centro commerciale e la galleria, scommessa urbanistica riuscita a metà: la seconda torre l’hanno bocciata gli ambientalisti.

Andrea Colasio, assessore alla Cultura, ieri è arrivato alle 9 nel suo ufficio al secondo piano del grattacielo e ha continuato a scrivere il suo libro sulla nascita del Pd. «Il delitto, la sparatoria? Poteva accadere ovunque. Padova ha le stesse conflittualità di una vera metropoli anche se è una piccola e importante città d’arte: purtroppo i giardini qui sotto sono invasi dagli spacciatori di droga e il problema esiste. Ma l’Arcella non è un ghetto: dove c’erano la Golfetto, la Sangati, la Pessi e la Saimp sono nate nuove attività commerciali e residenziali. È un bel quartiere, con le villette liberty, il tram e i servizi efficienti. Certo, lo spaccio della droga va affrontato e risolto ma tocca alle forze dell’ordine attivare tutti i controlli, non ha senso scatenare l’odio verso gli immigrati», conclude Colasio.

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