Odissea sul bus Sita, pendolari stipati Ragazza perde i sensi

Pagare 64 euro al mese per l’abbonamento del bus ed essere “condannati” a fare tutto il tragitto in piedi stipati come sardine. È la situazione in cui si trovano i pendolari della linea Sita Anguillara-Padova: sono studenti, impiegati, commesse ma soprattutto sono persone abituate ormai da tempo ai disservizi del trasporto pubblico. Perché trovare un posto a sedere sul bus che parte da Anguillara alle 6.55 e percorre tutta la provinciale Conselvana attraversando i Comuni di Bagnoli di Sopra, Conselve, Cartura, Maserà e Albignasego, è diventata veramente un ’impresa. La scorsa settimana una ragazza è addirittura svenuta. Un testimone ha inviato una lettera di fuoco alla direzione della Sita, senza però ricevere risposta.
Dunque si parte alle 6.55 dal terminal di Anguillara, per arrivare a Padova in riviera Ponti Romani alle 8.15 circa, traffico permettendo. «Salgo alla fermata di Cagnola di Cartura», racconta Silvia Rizzotto, «e purtroppo rimango quasi sempre in piedi. Prima c’era un bus doppio a fare questo tragitto ma da qualche mese l’hanno tolto. Per non parlare dell’igiene: non so da quanto tempo non cambiano i filtri dell’aria e anche i sedili sono sporchi. È un ambiente insalubre».
Ci sono i tagli dei finanziamenti da parte della Regione dietro a questo disservizio che ora stanno pagando i pendolari della Bassa. La stretta della giunta Zaia sulle risorse al trasporto pubblico hanno imposto alle aziende scelte radicali. «C’è anche una scarsa organizzazione però», puntualizza Caterina Sieve, studentessa universitaria di Anguillara, «È inutile mettere le corse alle 9.30 di mattina quando tutta la gente sale tra le 7 e le 8. Qui la settimana scorsa una ragazza è svenuta. Le mancava il respiro ed è caduta. L’abbiamo soccorsa».
Un abbonamento mensile per la tratta Anguillara-Padova costa 64 euro, mentre fino ad un anno e mezzo fa costava 56 euro. Il biglietto singolo invece costa 4 euro e 10 centesimi. «Io salgo a Conselve e trovo il bus sempre zeppo di passeggeri», evidenzia Daniele Rampin, «durante i mesi invernali è un vero incubo».
Anche Chiara Pavan è agguerrita: «Le ho provate tutte per farmi ascoltare ma mi sono dovuta arrendere. Ho provato ad andare a protestare in sede e mi hanno detto che comunicano solo via email, poi mi hanno detto che deve essere il Comune di residenza a richiedere eventuali variazioni all’organizzazione delle linee. Alla fine noi utenti ci troviamo a girare da una parte all’altra senza trovare alcuna sponda. Non è giusto, le cose devono cambiare».
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