Lega nella bufera: in mille in Fiera, Paiusco sfida Marcato

Domenica il congresso provinciale, Zorzo si ritira e appoggia il “maroniano”. In palio anche i 55 delegati che saranno decisivi nella sfida di Tosi a Gobbo
ROCCATO COMIZIO LEGA CITTADELLA bitonci ROCCATO
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PADOVA. Domani i “lighisti” Dop festeggiano San Marco. I maroniti in giacca e 24 ore perfezionano la strategia. Domenica mattina in Fiera sarà braccio di ferro senza tanti complimenti: Roberto Marcato, vice presidente della Provincia, contro Alessandro Paiusco, capogruppo a palazzo santo Stefano. Bossi contro Maroni in versione padovana. In palio, la segreteria del Carroccio e il «pacchetto» di 55 delegati decisivi nella bilancia veneta.

Passo indietro. Franco Zorzo, sindaco di Tombolo, ha rinunciato a candidarsi al congresso. Ora sostiene Paiusco (cioè Maurizio Conte & Flavio Tosi) dopo aver sorseggiato un aperitivo a casa di Marcato. Una scelta di campo che i maligni fanno combaciare con le difficoltà di Zorzo a procurarsi le 100 firme di sostegno alla sua presentazione...

Vigilia. Generali, colonnelli e truppe più o meno cammellate sono mobilitati per la sfida all’ultimo voto nell’urna della Fiera. Si controlla l’elenco degli iscritti militanti da almeno un anno (salvo sorprese, 1.030) con il diritto ad eleggere il nuovo vertice del Carroccio. Ma anche la lista dei leghisti con tre tessere nell’album politico che potranno votare anche i delegati padovani al congresso nathional .

Assise. Presiederà Paolo Franco, senatore vicentino. In Fiera, la prima procedura statutaria impone l’accreditamento dei partecipanti a seconda della data di iscrizione. Il dibattito congressuale si preannuncia infuocato, in una sorta di autocoscienza in pubblico alla luce degli scandali da prima pagina. In teoria, interventi brevi al microfono prima del confronto “programmatico” fra Marcato e Paiusco. Conteranno solo le urne. Una scheda per il segretario provinciale, un’altra per il direttivo composto da dieci membri. Infine, la scelta della delegazione per la sfida Tosi-Gobbo: di diritto ne fanno parte anche i parlamentari e i consiglieri regionali.

Numeri. Alle Regionali 133.963 consensi nel Padovano pari al31,37%. Tre seggi per Conte (assessore all’ambiente nella giunta Zaia), Arianna Lazzarini e Santino Bozza. Alle Politiche 2008, la Lega aveva eletto il senatore Luciano Cagnin e i deputati Massimo Bitonci e Paola Goisis. In Provincia, la Lega vanta la presidenza del consiglio, quattro assessori e dieci consiglieri. A palazzo Moroni, tre rappresentanti: la capogruppo Mariella Mazzetto sempre più «orfana» di Luca Littamè e Mario Venuleo (ex An). Più il presidente del CdQ 6 Fabrizio Boron. In provincia, una dozzina di sindaci: da Cittadella e San Martino di Lupari nell’Alta a Mestrino nella cintura urbana fino a Carceri e Terrassa nella Bassa.

Bivio. Padanos o venetisti? Amministratori di territorio o militanti politici? Meglio l’Arena o la Serenissima? L’identità dei leghisti padovani è davvero un puzzle appeso alle faide di via Bellerio. Paola Goisis non ha mai avuto dubbi: «Un complotto di Maroni contro Bossi che resta sempre e comunque il leader della Lega». Massimo Bitonci (segretario cittadino del Carroccio anti-Zanonato) è l’inventore delle ronde, l’ispiratore del Viminale in verde e insieme il più fiero antagonista del «partito del mattone» e delle caste sussidiarie alla compagnia dei tecnici. Giacomo Rodeghiero (vice sindaco di Selvazzano e «comunicatore» del cerchio magico di Conte) conta di guadagnarsi un posto più in prima fila.

Emergenti. Il congresso in Fiera sarà un’occasione d’oro proprio per la nuova leva leghista. Una questione anagrafica, ma non solo. I “barbari sognanti” hanno spesso lunga esperienza. Fra i giovani istituzionali brillano Andrea Recaldin, vice sindaco di Piove di Sacco; il consigliere di quartiere centro Pierfilippo Pavanini; Luca Pierobon, classe 1973, assessore uscente a Cittadella.

Democrazia. Comunque, la parola torna alla “base”. La Lega chiude, nel momento più delicato, la stagione del commissariamento del partito. Ma è un fatto che il partito padovano domenica gira pagina rispetto alla gestione Conte, vero “padrone” del Carroccio dall’epoca Galan al trionfo di Zaia senza dimenticare il dialogo con i dorotei dell’Alta.

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