Inaugurato il monumento a Raciti: «Un monito contro ogni tipo di violenza»

La cerimonia al Centro sportivo Brentella con centinaia di alunni delle scuole padovane. L'assessore allo sport Zampieri: "Con la tessera del tifoso violenza dimezzata"

CHIESANUOVA. Oggi i riflettori si riaccendono sugli stadi italiani. Si è tenuta infatti la cerimonia di intitolazione del centro sportivo Brentella all'ispettore capo della Polizia Filippo Raciti. La sua morte ha cambiato il mondo del calcio e l’educazione alla legalità deve continuare con il passare del tempo per garantire stadi più sicuri per tutti, tifosi e famiglie. Padova, a cinque anni dalla tragedia, si propone come capofila nel perseguimento di questo obiettivo: «la morte di Raciti è stata uno spartiacque» spiega l’assessore allo Sport Umberto Zampieri, che ha seguito il progetto in tutte le sue fasi, «a suo tempo aveva stimolato una reazione molto determinata ma con il passare del tempo l’attenzione rischia di scemare. Per questo motivo è importante ricordare».

Tra il 2002 e il 2007, anno della tragedia, in Italia ci sono stati 1.114 incidenti a seguito di partite che hanno causato 6mila feriti, 8mila denunciati e millecinquecento arresti. Gli scontri di Catania portano ad una serie di cambiamenti, tra cui la messa a norma degli stadi, l’introduzione degli steward e restrizioni nelle trasferte delle tifoserie. «Questi provvedimenti hanno avuto degli effetti», continua Zampieri, «gli scontri sono calati del 42 per cento e i feriti del 70 per cento tra i poliziotti e del 50 per cento tra il pubblico. Questo è accaduto fino al 2010, anno in cui il Ministero degli Interni ha segnato un nuovo aumento del 20 per cento degli scontri con feriti a seguito delle partite di serie A e serie B». Sempre secondo i dati del Ministero dell’Interno i gruppi ritenuti violenti e pericolosi in Italia sono 450 e arrivano a mobilitare più di 60mila persone.

«Questi numeri ci fanno comprendere quanto sia importante lavorare sul fronte della prevenzione» continua l’assessore, «spiegando ai più giovani che la violenza e l’estremismo non c’entrano nulla con lo sport. Rendersi protagonisti di atti di illegalità può comportare conseguenza molto gravi». Per arginare la violenza negli stadi Zampieri propone una strategia diversificata: da una parte bisogna lavorare sul fronte del potenziamento delle misure che servono a reprimere i violenti, garantendo la certezza della pena e continuando con l’utilizzo dei Daspo. Attività utili a isolare i gruppi di ultras, ma non basta. «Lo sport è uno strumento per trasmettere valori e lavoriamo insieme alle associazioni perché la pratica sportiva di base sia vissuta con i ragazzi» continua, «Raciti ha drammaticamente simboleggiato quanto terribili possano essere le conseguenze di atteggiamenti violenti e illegali. Bisogna ricordarlo ed estendere il messaggio anche agli altri sport, per questo abbiamo coinvolto oltre a società calcistiche (Calcio Padova, Calcio Cittadella e San Paolo calcio) altri mondi, come il Fidia Volley e il Petrarca Rugby, oltre al Coni e alla Figc».

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