«Non difendiamo il nostro potere»

Per diventare legge, manca solo di un passaggio parlamentare la “riforma” della giustizia che prevede la responsabilità civile dei magistrati. E ora, per loro, la battaglia si fa difficile. Ma non mollano perché «si tratta di difendere gli interessi generali e non lo status quo» ha sottolineato Lorenzo Miazzi, consigliere di Corte d’appello e presidente della sezione veneta di Anm (Associazione nazionale magistrati). Ieri assemblea dei magistrati padovani al Palazzo di giustizia nell’ambito della Giornata regionale di mobilitazione della magistratura. Ha esordito il giudice Mariella Fino, responsabile dell’Anm cittadina: «È una speranza fasulla che, cambiando la legge sulla responsabilità civile, la giustizia diventi più rapida». «E dire che è stata imposta dall’Unione Europea, è solo un pretesto» ha aggiunto Miazzi. Che cosa prevede la nuova riforma tanto voluta dal Centrodestra? Il disegno di legge n.3129 del 2011 introduce una responsabilità civile diretta del magistrato, azionabile dal cittadino che ritiene di essere stato danneggiato. Il che sarebbe un unicumin Europa. «La legge 117 del 1988 disciplina già l’azione di responsabilità verso lo Stato, esercitabile da chi ritiene di aver subito un danno da un magistrato, per dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni». Il cittadino può agire verso lo Stato e quest’ultimo, se accerta i profili di negligenza, può rivalersi nei confronti del magistrato. «Spesso i problemi della giustizia nascono da carenze strutturali del sistema: il lavoro è aumentato mentre l’organico è sempre più ridotto» ha rilevato Miazzi, «In più questa riforma mette a rischio l’esercizio della giurisdizione. L’Anm ha reagito in modo fin troppo composto di fronte a una ritorsione punitiva verso chi fa il proprio dovere». Il costituzionalista Marco Giampieretti ha indicato i pericoli della “riforma”: «È incompatibile con le norme della Costituzione “argine” rispetto all’invasione del potere politico... Si può discutere sull’estensione e le caratteristiche della rivalsa, ma la posizione del magistrato va sottratta alla responsabilità diretta perché, dando torto e ragione, determina necessariamente un danno a qualcuno». Ha chiarito Antonio Rosa, presidente dell’Unione Triveneta dell’Ordine degli avvocati: «Tramite l’azione civile diretta si paralizzerà l’indipendenza della magistratura. Che succederà in Sicilia o in Calabria dove studi legali, con infiltrazioni mafiose, potranno bloccare l’attività dei giudici?». In aula il significativo saluto del presidente dell’Ordine degli avvocati di Padova, Lorenzo Locatelli: «Vogliamo la vostra libertà di decisione. L’avvocatura più progredita non può che essere vicina a questa battaglia».
Cristina Genesin
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