Antonveneta, nuovo risiko: si valuta cessione parziale

PADOVA. Banca Antonveneta torna al centro del risiko bancario. Le valutazioni, a Siena, sono ancora in corso, ma pare oramai chiaro che all’interno degli asset disponibili sui quali il Monte dei Paschi sta ragionando per fare fronte alle richieste di patrimonializzazione dell’Eba c’è anche l’istituto veneto. O, almeno, una parte di esso.
Il dossier che sembra farsi strada, almeno nella valutazione, parla di una possibile cessione di una parte delle rete Antonveneta. Ovvero di circa la metà dei 400 sportelli sui quali può contare oggi la banca guidata dal d.g. Giuseppe Menzi. Siena, in questa ipotesi, procederebbe incorporando Antonveneta, valorizzando poi una parte degli sportelli nordestini. Il neo presidente Alessandro Profumo, in un’intervista al nostro giornale, ha lasciato aperta la porta a questa soluzione: il presidio a Nordest, infatti, continuerebbe a esserci, anche se con una rete più snella. Mps potrebbe addirittura scegliere se cedere o meno il marchio Antonveneta.
I possibili acquirenti? Di sicuro non c’è Veneto Banca, che ieri, sull’onda dei rumors, ha smentito. «In riferimento a indiscrezioni di stampa riguardanti l’interesse di Veneto Banca all’acquisto di 200 sportelli da Monte dei Paschi di Siena, l’istituto dichiara che dette voci sono assolutamente prive di fondamento», recita una nota. A inizio anno, e rispetto a un possibile allargamento in Veneto, era spuntato il nome di Friuladria, che fa capo ai francesi del gruppo Crédit Agricole. In realtà, sempre secondo indiscrezioni, potrebbe esserci un altro gruppo transalpino a guardare con interesse a un presidio a Nordest. Ovvero Bnp Paribas (in Italia controlla Bnl) che non si sarebbe scordata di una vecchia passione. Bnp, infatti, si era dimostrata interessata all’acquisizione di Antonveneta già nel 2007, tanto da aver formulato un’offerta al Santander che aveva appena acquisito la banca padovana da Abn Amro. I francesi, secondo ricostruzioni ma smentite, all’epoca avrebbero stimato il valore della banca padovana in circa 8 miliardi. Cifra che comprendeva una valutazione di 1,5 miliardi per Interbanca, poi rimasta fuori dall’accordo con il Monte.
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