Banda dello specchietto in azione

CORREZZOLA. «Sistemiamo tutto se mi dai cento euro, sennò siamo costretti a passare tramite l’assicurazione e la spesa sarà ben maggiore per te»: è questa la minaccia con cui un gruppo di persone sta scucendo da qualche settimana un bel po’ di soldi ad anziani e non solo. Fingono un incidente, la loro auto che viene toccata da quella della vittima predestinata, lo specchietto che si rompe e loro che si fanno vivi per chiedere i danni. La brutta esperienza è toccata per esempio a Cirillo Roman che vive in via San Donato a Civè: «Ero alla guida della mia auto quando superando una Bmw nera ferma sul ciglio della strada, entrando in paese, ho sentito una specie di botto, come uno sparo. Sul momento non ho dato peso alla cosa. Poco più tardi mentre rincasavo si sono presentate a casa mia delle persone, un uomo, una donna e un ragazzino. L’uomo mi ha detto che superandolo avevo urtato la sua auto rompendo lo specchietto. Ero certo che la cosa non era successa, ma insisteva, mi ha fatto vedere anche il danno alla sua macchina, ma sulla mia non c’erano segni. Dopo un po’, però, mentre lui parlava con me, e la donna girava intorno alla mia auto, è saltato fuori uno striscio sulla carrozzeria. L’hanno fatto apposta. Erano molto insistenti, dicevano che potevamo sistemare tutto con cento euro altrimenti bisognava fare la denuncia all’assicurazione. Non sapevo come sbrigarmela, così ho dato loro 50 euro perché mi lasciassero in pace e se ne sono andati. Poi ho sentito che altri in paese hanno avuto la stessa esperienza». La banda dello specchietto, così è stata chiamata dalle sfortunate vittime dell’estorsione, non ha colpito solo a Correzzola: «Ci sono stati casi anche a Corte di Piove di Sacco e a Pontelongo» conferma Roman, «e per quello che mi hanno raccontato se la prendono sempre con persone sole, per lo più anziani o donne. Tutti hanno avuto a che fare con questa famiglia: gli incidenti se li inventano, il loro specchietto è già rotto e quando gli passi accanto sparano con qualcosa per simulare la collisione». Ai carabinieri sono arrivate varie segnalazioni, ma la famiglia di imbroglioni non è stata individuata.
Elena Livieri
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