«Ricominciare dai giovani, nonostante il Botellon»

L’intervento del consigliere comunale del Pd Nereo Tiso sulla kermesse auto-organizzata in Prato della Valle: «I giovani ci hanno deluso? Macché, dobbiamo avere fiducia in loro»
SALMASO - CONSIGLIO COMUNALE. NEREO TISO SALMASO - CONSIGLIO COMUNALE
SALMASO - CONSIGLIO COMUNALE. NEREO TISO SALMASO - CONSIGLIO COMUNALE

PADOVA. L’evento c’è stato e migliaia di ragazzi vi hanno partecipato. Balli, canti, bevute, festa, euforia collettiva e spensieratezza vissute nel raduno di Prato della Valle. E oggi, cronache e riflessioni si sono intrecciate nella stampa che ha mostrato il lato giovanile e quello, più riflessivo e ponderato di chi, motivando, ha espresso la sua totale contrarietà all’evento che non può portare nulla di buono, anzi, può creare situazioni veramente pericolose per la salute e non solo. In questo intreccio di opinioni e di festa organizzata col sistema del web che semplifica i messaggi e li fa correre rapidamente, ci stanno loro, i ragazzi, i giovani che hanno consumato quelle ore dimenticando, forse e purtroppo, in che momento siamo.

Ma chi sono? Sono semplicemente i nostri figli che la mattina erano stati all’università o a scuola e che hanno letto dell’evento e hanno voluto viverlo nonostante la situazione sia drammaticamente difficile e far festa non era il caso. Prefetto e sindaco hanno fatto bene a ricordarlo e cercare di dissuadere i ragazzi a recarsi in Prato ricordando che molti stanno soffrendo poco lontano da qui e che non c’era nulla da festeggiare. Ma forse il tempi per far passare la comunicazione erano troppo stretti e il messaggio è passato ma con poco effetto. Ho letto anche dell’inesauribile retorica dell’assenza di valori nei giovani, che sarebbe meglio fare del volontariato piuttosto che ritrovarsi a Bottelon, che il tempo si può utilizzare in altro modo migliore.

Ma davvero questi ragazzi, tutti, sono senza valori? E davvero sono ragazzi che non si spendono per gli altri e non usano il loro tempo a favore dei più deboli? Ma davvero il loro tempo lo buttano costruendo una vita senza senso? Ma davvero questi ragazzi sono forieri del nulla e deludono chi li vorrebbe all’interno dello schema stabilito? Io non credo che le migliaia di ragazzi ritrovatisi in Prato fossero in assenza di tutto. Credo che molti di loro dedichino tempo allo studio e quando non studiano, si occupino delle persone più deboli, apprezzino la solidarietà e non se ne facciano un vanto ma la vivano e la pratichino. Il problema è che davanti a loro il futuro è incerto e non c’è retorica che tenga nell’affermare che le prospettive sono difficili e il sistema non so se stia pensando a loro. Chi ritiene che il famoso tempo andato fosse stato naturalmente intriso di valori, di sani principi, non si ricorda che tutto ciò vive ancora, ma in maniera diversa.

Nei famosi “nostri tempi” non esisteva internet, i telefonini forse erano solo un sogno, la possibilità di spostarsi rapidamente era solo per pochi. Ora tutto è veloce, tutto corre e noi, il popolo degli adulti, cerchiamo di rincorrere questi tempi ma non ne siamo capaci e quindi si vive di ricordi e, forse, di nostalgie. Certo che le responsabilità dei giovani non devono venire meno, così come il rispetto delle regole nel senso che chi rompe paga, e per questo bene hanno fatto le forze dell’ordine a garantire la sicurezza dell’evento e i controlli e i volontari a seguire i ragazzi “esagerati”. Ma questo non può impedirci di avere ancora fiducia in coloro che, volenti o nolenti, ci dovranno sostituire.

Sarebbe stato meglio che il Bottellon non ci fosse stato? Probabilmente sì: ci sarebbero stati meno problemi, meno polemiche e avremmo pensato che i giovani, “finalmente” sono stati in grado di capire la gravità del momento che il nostro paese sta vivendo. Penso che molti di loro siano consapevoli di ciò che sta succedendo, della disperazione di molte famiglie e di molti loro coetanei. Ora spero che, nonostante il Bottelon, si cominci a riconsiderarli, ad aiutarli nella loro autonomia ed indipendenza oltre che a costruire quelle opportunità che mancano per renderli veramente donne e uomini che camminano nel loro tempo e sono proiettati verso il futuro, purtroppo, incerto. Una guida sicura e forte che mostra la strada e che aiuta a decidere; una corda che si allenta pian piano e che viene lasciata al momento opportuno; una voce forte che richiama ai doveri, alle regole; questo dovrebbe essere chi è già stato giovane e non lo è più. Ci hanno deluso i ragazzi del Bottellon? Molti di loro come molti altri che sono rimasti a casa o a fare altro, forse, sono disillusi.

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