Santo, un tunnel “salva fedeli” per la festa del 13 giugno

PADOVA. Sarà l’Arca del Santo a provvedere ai lavori urgenti per riparare i danni inferti alla basilica dal terremoto, ad essa è assegnato il compito di coordinare gli interventi di somma urgenza per la messa in sicurezza della basilica. Ieri il delegato pontificio monsignor Francesco Gioia ha incontrato il Rettore della comunità francescana padre Enzo Poiana, il presidente dell’Arca per la conservazione dei beni artistici, Leopoldo Saracini e il professor Lamberto Briseghella, strutturalista, docente allo Iuav di Venezia.
Gioia, rappresentante della proprietà (la basilica dal Concordato appartiene alla Santa Sede) ha preso visione dei danni ed ha convenuto con l’Arca una comune linea di intervento. Nel pomeriggio il presidente capo dell’Arca, Gianni Berno, ha convocato una riunione operativa con i tecnici perché da oggi si apre la Tredicina del Santo e i lavori per garantire la sicurezza dei fedeli devono cominciare immediatamente.
Come è noto il crollo di tre metri quadrati di soffitto affrescato, indebolito dalle infiltrazioni di umidità, ha bloccato un tratto del percorso lungo l’ambulacro verso la Cappella delle Reliquie.
L’area, considerata pericolosa, è stata immediatamente transennata ed è urgente la realizzazione di un “tunnel” (impalcature, tavole, ponteggi) che consenta il passaggio dei fedeli azzerando qualsiasi rischio di ulteriori crolli. Ciò va fatto a tamburo battente e richiede un investimento dai 70 mila ai 100 mila euro. Di qui l’appello dell’Arca ai benefattori storici, amici della basilica. Anche se padre Enzo Pojana, ai microfoni del Tg3, afferma: «Io sono solo il pastore della basilica, chi ha i soldi li deve tirare fuori». E si tratta di 100 mila euro.
Ma non è possibile un concorso della spesa da parte delle Santa Sede, come tutti auspicano ? Gioia non si è espresso in questo senso, forse ne parlerà una volta assodata con certezza la consistenza dei danni. Come ha fatto notare Leopoldo Saracini, la Santa Sede è già impegnata nei cantieri per la ristrutturazione del tetto nell’area est della chiesa e per lavori nella parte claustrale (celle dei frati, refettorio, servizi). L’Arca, nel lavoro di messa in sicurezza e in quello successivo di restauro, è supportata dai consigli di Ugo Soragni della Soprintendenza del Veneto e di Franco Miracco, consigliere del ministro Ornaghi.
Gli affreschi distrutti dalla scossa sismica non sono di gran pregio. Si tratta di motivi ornamentali realizzati nei primi anni del secolo scorso dalla bottega di Achille Casanova; arte sì, ma marginale e comunque facilmente riproducibile dal momento che l’Arca è in possesso dei cartoni originali. I frammenti caduti, grazie anche al’intervento di Monica Pregnolato della Soprintendenza, presente nei momenti immediatamente successivi alla scossa tellurica per via di un restauro in corso nel cortile della Magnolia, sono stati raccolti e confezionati per un’accurata conservazione.
Al restauro in tutta l’area del complesso basilicale, una volta scongiurato ogni rischio di crolli ulteriori, si provvederà successivamente alla Festa del Santo e sono in programma anche interventi di prevenzione nei confronti di parti ammalorate per l’umidità o rese fragili dallo scorrere del tempo. La basilica ha conquistato più serenità e saldezza da quando, con i soldi del Giubileo, sono state riparati i tetti bloccando la maggior parte di infiltrazioni di acqua meteorica. Ma è una fabbrica in continuo movimento in cui i cantieri si succedono a catena.
Oggi, poi, a questa salvaguardia se ne aggiunge una anche più importante: sicurezza assoluta per tutelare l’incolumità dei fedeli.
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