I 50 anni dei laboratori Infn a Legnaro: eccellenza in Italia

Dai laboratori di Legnaro un aiuto alla sanità e la mappa della radioattività del Veneto. Ioni anticancro e radiazioni le nuove frontiere

PADOVA. Il professor Fiorentini spiega che la variegata attività del’Infn fa alone attorno a due punti di forza. Il primo è costituito dagli acceleratori di particelle, 5 “colossi”: AN 2000, Tandem, Piave, Alpi, CN. Alcuni sono stati acquistati, altri li ha progettati e realizzati l’équipe tecnica del laboratorio che è quindi in possesso di uno straordinario know-how. Questa competenza affilata nel tempo ha promosso una serie di collaborazioni internazionali di spicco, con la Francia innanzitutto, ma anche con il grande progetto giapponese “Iter” per la fusione nucleare che prevede nella concentrazione di risorse tecnologiche anche l’utilizzo di un acceleratore italiano dell’Infn. L’acceleratore RFQ fa parte della tradizione del laboratorio di Legnaro, non ha sorpreso quindi che il governo italiano abbia affidato all’Infn la realizzazione di un nuovo prototipo che costituisce il principale contributo italiano alla International Fusion Material Irradiation Facility giapponese.

L’acceleratore An 2000 e due piccoli acceleratori Van der Graaf sono utilizzati con una funzione di recupero su frammenti o resti di materiale di valore storico e artistico. L’uso di queste macchine che sparano fasci di particelle consente una conoscenza della struttura della materia sempre più approfondita, ma apre anche ad importanti applicazioni sanitarie. L’adroterapia che utilizza gli ioni accelerati è un’efficace cura contro il cancro. I risultati sono promettenti anche se l’installazione dell’acceleratore ha bisogno di spazi adeguati. Più di 900 scienziati provenienti da tutto il mondo partecipano ai programmi di ricerca in corso. Ogni giorno circa 250 persone lavorano ai laboratori di Legnaro, la metà sono fisici, ingegneri e tecnici dell’Infn, l’altra metà proviene da enti di ricerca e università italiane e straniere. Il bilancio annuale è vicino ai 20 milioni di euro. L’altro fuoco attorno a cui ruota l’ellissi dell’Infn è la rivelazione di radiazioni. GASP rivelatore di raggi gamma è stato smantellato nel 2012, dopo 20 anni di attività. Altri rivelatori di cui dispone il laboratorio sono Euroball, Clara e Agata, quest’ultimo è fornito di imaging. Serve per l’individuazione di nuclei esotici che provengono dalle stelle, ma i sottoprodotti tecnologici inquadrano la struttura ambientale, si realizza un monitoraggio del territorio basato sulle radiazioni.

Che cosa si sapeva delle caratteristiche del terreno, della flora, dell’ambiente di Chernobyl prima dell’esplosione della centrale? La rivelazione di radiazioni può stabilire un punto zero e quindi permettere di calcolare le conseguenze di un incidente o di un attentato. Il radon, per esempio, va tenuto sotto controllo. E’ in corso di svolgimento un’attività di mappatura delle radiazioni ed è stata completata la mappa della radioattività della Toscana mentre la Fondazione Cariparo ha finanziato i lavori per mappare anche la radioattività nel Veneto. Cruciale è il progetto Spes che ha come simbolo, portatore di fortuna, il quadrifoglio. Spes è l’acronimo di Produzione Selettiva di Specie Esotiche. Spes-alfa comprende la messa in funzione di un ciclotrone ad alta prestazione che sarà disponibile nel 2013; in Spes-beta vengono accelerati nuclei ricchi di neutroni e fatti collidere con un bersaglio che genera altri nuclei come quelli generati nelle fasi avanzate dell’evoluzione stellare.

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