Getta topi morti a casa dell’ex moglie e della figlia

Austriaco che vive a Saletto è accusato di perseguitare le due donne, che aveva persino iniziato a spiare con le telecamere
Inaugurazione nuova sede tribunale di Este...Belluco.
Inaugurazione nuova sede tribunale di Este...Belluco.

SALETTO. Topi morti gettati dentro casa, impianto di riscaldamento manomesso, minacce di morte e persino un cavallo lasciato libero nel giardino di casa per procurare disagi e disturbo. Per queste e per altre circostanze altrettanto oltraggiose ieri mattina si è aperto il processo a carico di Thomas Zelenka, cittadino austriaco di 51 anni, residente a Saletto e con domicilio a Monselice.

L’uomo è accusato di atti persecutori nei confronti di moglie e figlia, entrambe difese dall’avvocato Eva Vigato di Este. Da gennaio a novembre Zelenka si sarebbe macchiato di alcuni incresciosi episodi nei confronti della compagna, con cui il rapporto si era interrotto e dalla quale si era separato.

Dopo lo scioglimento del legame, l’austriaco aveva trovato casa proprio in un’abitazione limitrofa a quella di moglie e figlia, dando vita ad una vera e propria persecuzione verso le due. Evidentemente non aveva preso di buon grado la fine del rapporto. Essendo intestatario del contratto di fornitura del gas, per esempio, Zelenka aveva interrotto l’alimentazione degli impianti di riscaldamento in pieno inverno, lasciando senza acqua calda e riscaldamento mamma e figlia.

L’uomo aveva poi fatto saltare la linea del campanello del cancello dell’ex moglie, per evitare che la donna ricevesse visite. E poi porte di vani comuni chiuse a chiave con tanto di lucchetto, topi morti abbandonati davanti all’ingresso della casa, antenna tv e parabola rimosse senza alcun avviso. Il cinquantunenne aveva anche lasciato libero un cavallo nel cortile di casa direttamente collegato all’abitazione delle parti offese, procurando alle stesse danni e disturbo.

Zelenka aveva pure installato delle videocamere in grado di riprendere ogni movimento fuori di casa delle due donne e si era pure rifiutato di prestare qualsiasi contributo per il mantenimento della figlia (eccezion fatta per le rate universitarie), non autonoma economicamente. Erano arrivate anche le minacce di morte: in un’occasione, l’uomo aveva promesso di piantare un coltello in gola all’ex compagna e di portare via la casa alle due.

Moglie e figlia si sono costituite parte civile nel processo penale cominciato ieri, chiedendo anche il diritto di ottenere il risarcimento dei danni materiali e non materiali derivati dalle persecuzioni architettate dall’uomo.

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