Condanna-beffa per l’aguzzino che seviziava i cavalli

I poveri animali, abbandonati senza cibo in mezzo ai loro escrementi, sono stati salvati dalla Lac. Il proprietario avrebbe dovuto scontare otti mesi di reclusione, ma la pena è stata trasformata in multa e poi sospesa

BRUGINE. Erano il fantasma di loro stessi, ridotti pelle e ossa, denutriti, feriti e costretti a vivere in mezzo ai loro escrementi: così erano stati ridotti da L. C., sessantatreenne di Brugine, tre cavalli e due puledri.

Nell’aprile del 2010 erano state le guardie zoofile della Lac di Padova a mettere in salvo i poveri animali, portandoli via dall’inferno in cui erano costretti a vivere. Oggi è arrivata la sentenza di condanna per il loro aguzzino. Si dirà che giustizia è stata fatta, ma la pena è stata sospesa. L.C., infatti, se la caverà pagando le spese processuali e buona notte.

Dei 22.500 euro che avrebbe dovuto pagare come multa, in sostituzione della pena detentiva di tre mesi, non dovrà sborsare nulla. Consolerà, almeno, il fatto che il giudice per le indagini preliminari Vincenzo Sgubbi ha deciso la confisca dei cinque cavalli, assegnati in via definitiva al nucleo delle guardie zoofile della Lac, che già se ne stavano prendendo cura da due anni.

Era stata proprio l’associazione a denunciare L.C. dopo aver scoperto due anni fa in un casolare nelle campagne di Brugine i cinque cavalli che vivevano in condizioni pessime. Erano denutriti, legati a corde talmente corte da impedirne quasi ogni movimento, senza acqua e biada per nutrirsi, come lettiera i loro stessi escrementi.

Il casolare dove erano stati ricavati i box dell’orrore per i cinque cavalli era del tutto inadeguato ad ospitarli: pieno di rottami di ferro, tubi sporgenti e oggetti contundenti contro cui i poveri animali avevano più volte cozzato, procurandosi anche vistose ferite. I volontari della Lac hanno condotto gli animali al sicuro in un maneggio ed è scattata la denuncia penale nei confronti del sessantatreenne.

Nei giorni scorsi è arrivata la condanna. «La responsabilità dell’imputato», scrive il gip Sgubbi nella sentenza, «appare dalla denuncia. In base all’articolo 544 viene condannato perché per crudeltà e senza necessità sottoponeva tre cavalli adulti e due puledri a sevizie, a comportamenti incompatibili per le loro caratteristiche e cagionando loro lesioni, atteso che venivano tenuti in uno stato di insufficiente nutrizione, in mancanza di adeguate cure veterinarie, presentando gli stessi animali alopecia del manto, denutrizione e lesioni alle giunture, detenuti in ambienti inidonei in luoghi troppo stretti, in mezzo ai loro escrementi e con oggetti contundenti abbandonati».

Insomma, da qui all’infermo poco ci mancava per quelle povere bestie. Accogliendo la richiesta del pubblico ministero Orietta Canova, il gip ha condannato L.C. a otto mesi di reclusione, ridotti con le attenuanti generiche a cinque mesi e venti giorni di reclusione, ulteriormente diminuiti per legge a tre mesi. La legge è fatta così: la pena detentiva, infine, è stata trasformata in multa. E la pena così trasformata è stata sospesa. Così, ironia della sorte, gli unici a pagare per quei cinque cavalli sono i volontari della Lac che se ne stanno prendondo cura.

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