La mafia è interessata alla Casa di cura di Abano

Il presidente Petruzzi segnala «particolari attenzioni» alle autorità competenti e garantisce sull’ottimo stato di salute del policlinico: bilancio chiuso in attivo
BELLUCO CONFERENZA STAMPA DIREZIONE CASA DI CURA ABANO
BELLUCO CONFERENZA STAMPA DIREZIONE CASA DI CURA ABANO

ABANO TERME. Casa di Cura al centro di “strane attenzioni” da parte di gruppi in odore di mafia. Nicola Petruzzi, presidente del Policlinico aponense, non pronuncia mai apertamente la parola “mafia”, ma le sue parole non lasciano dubbi. «Siamo stati contattati direttamente o indirettamente da imprenditori del profondo sud che hanno credibilità zero, i quali ci hanno riservato particolari attenzioni che abbiamo provveduto a segnalare immediatamente all’autorità giudiziaria» denuncia Petruzzi, a margine della conferenza stampa indetta ieri mattina. «D’altra parte» ha aggiunto «tutti sanno bene che gli alberghi sono uno degli obiettivi prediletti dagli affaristi che hanno soldi facili da investire, e in questo periodo non mancano coloro che devono rimettere in circolazione del denaro di dubbia provenienza. Fa parte dello stesso disegno anche il piacere e la voglia di screditare la struttura. Ma io non ho alcuna intenzione di vendere. Se poi arriva un emiro che ci ricopre d’oro, allora... Comunque, se qualcuno è disposto a pagare la Casa di cura a peso d’oro, vuol sicuramente dire che non siamo in crisi».

Ed è proprio sul presunto stato di crisi della struttura ospedaliera che Petruzzi ha inteso far chiarezza ieri: «Il vero problema per noi non è rappresentato dal taglio di un milione di euro nei finanziamenti regionali, soldi che comunque prima o poi dovranno arrivare, se si vuole far funzionare correttamente il servizio pubblico che noi svolgiamo. Abbiamo già ripianato il minor introito: il bilancio ha chiuso in attivo. Quello che ci fa specie invece, è l’aumento delle persone in lista d’attesa, circa 3.500 pazienti veneti e 450 da fuori regione, dovuto alla forte richiesta di ricoveri». Perché chiudere le sale operatorie, allora? «Siamo stati costretti a ridurre l’attività, che però ora è ripresa normalmente» precisa Petruzzi «in quanto ci sono stati forniti solo a marzo i parametri di interventi entro i quali dovevamo restare a gennaio. Avendoli sforati, siamo corsi subito ai ripari, approfittando di questa pausa per sistemare le sale operatorie. Tanto è vero che nella riorganizzazione della struttura di Abano abbiamo investito sette milioni di euro. Nel triennio 2010-2012 abbiamo raggiunto la cosiddetta “quota di volo” con 692 dipendenti effettivi, senza ricorrere a liberi professionisti esterni o contratti a tempo determinato, salvo i casi di sostituzioni temporanee. In tre anni abbiamo assunto 243 persone e questo è considerevole per un gruppo che complessivamente conta su 1600 dipendenti». Perché allora le proteste sindacali? Avete qualche problema di comunicazione? «Non esiste alcuna difficoltà di relazione con le rappresentanze sindacali» risponde il presidente «Rileviamo però un peggioramento della qualità del confronto, dovuto per lo più a un problema interno di posizione fra le varie sigle sindacali, dato che nell’assemblea dei confederali, ad esempio, erano presenti 8 delegati e due soli dipendenti, mentre l’altro sindacato, l’Usb, conta solamente tre iscritti. Se questi numeri vengono raffrontati con un totale di 700 lavoratori, parlare di rappresentatività lascia davvero il tempo che trova. Oggi, anche in assenza del rinnovo contrattuale, spendiamo 4,5 milioni di euro in voci al di fuori dei contratti integrativi, per premi di produzione e patti di stabilità. Abbiamo ridotto poi la quota destinata agli straordinari per distribuirla meglio, aumentando il numero di quanti fanno parte della squadra».

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