Morìa di negozi in centro, cede anche l’alimentare

L’Ascom: «I dati del secondo trimestre inquietano. Consumi in calo del 6,7%». Crolla la spesa per i servizi alla persona e per la prima volta anche per il cibo
BARSOTTI - NEGOZIO VITTADELLO CHIUDE
BARSOTTI - NEGOZIO VITTADELLO CHIUDE

Vittadello abbigliamento in via Manin, angolo piazza delle Erbe, elettrodomestici Darty in corso Milano, la storica Cambusa di via Sant’Andrea, il bowling di via Venezia sono solo le ultime chiusure di negozi ed esercizi commerciali di questa settimana. Per restare in via Manin, nel cuore commerciale della città, ci sono quattro negozi chiusi nel giro di cinquanta metri, dal lato della pizzeria Marechiaro.

«La crisi è esplosa subito dopo Pasqua e la paura delle scadenze di giugno, con il pagamento dell’Imu in primo piano, ha avuto un effetto devastante su molti nostri imprenditori», commenta il presidente di Ascom Padova, Fernando Zilio che da tempo denuncia la forte contrazione dei consumi in città e provincia.

Le statistiche confermano i suoi timori: -6,7% nei vari settori commerciali è il calo medio delle vendite registrato in provincia di Padova nel secondo trimestre di quest’anno, ma con alcune significative novità. «Per la prima volta», afferma Federico Barbierato, direttore generale di Confcommercio Padova, «anche il settore alimentare mostra cali di vendite medie del 3%. Non sono esenti nemmeno la grande distribuzione e i negozi discount. La preoccupazione è grande perché il settore alimentare è storicamente sempre l’ultimo a risentire delle crisi. Prima si tagliano altri consumi, come quelli legati ai servizi alla persona, al benessere individuale che erano esplosi gli anni scorsi. Oggi questi settori accusano un calo del 6% tondo tondo».

Il tessile e l’abbigliamento, il calzaturiero, sono altre attività del commercio che da tempo sono in decisa contrazione. «Il fatto è che il segno meno va ad aggiungersi ad un trend calante di vendite che già lo scorso anno è stato pesante», spiega Barbierato.

Del resto, l’anagrafe delle aziende, secondo i dati di Infocamere, mostrava già nel primo trimestre di quest’anno un saldo di 4.000 aziende in meno a livello regionale rispetto al trimestre precedente, con una perdita di 20.400 posti di lavoro rispetto all’anno prima.

A dare un colpo mortale agli imprenditori costretti ad abbassare le saracinesche c’è poi il caro-affitti, fenomeno che merita un capitolo a parte. Vittadello doveva pagare ogni mese 10 mila euro di affitto per il suo storico punto vendita in piazza, mentre Luigi De Gaetano, titolare della Cambusa di via Sant’Andrea, ogni mese doveva accantonare 5 mila euro per una locazione di 130 metri quadrati.

«Su questo fronte stiamo investendo molto da un paio d’anni, per seguire e consigliare quegli associati che si trovino in una qualche difficoltà a causa dell’affitto troppo caro. Tendiamo ad arrivare ad una revisione dei contratti», spiega il direttore dell’Ascom. «Abbiamo aperto nella nostra sede in centro di via Zabarella un apposito spazio con un avvocato a disposizione per valutare la possibilità di rivedere i contratti locativi. Ciò che è stato sottoscritto cinque anni fa, oggi per molti non è più sostenibile perché il mercato è ben diverso. Allora», spiega Barbierato «anche il proprietario dell’immobile può trovare conveniente riformulare un contratto d’affitto rendendolo più sostenibile per il suo inquilino. Potrebbe rischiare altrimenti di non vedersi pagare regolarmente il canone, se vengono a mancare le risorse all’affittuario. Quindi conviene a tutti e due».

A sollevare preoccupazioni in Ascom sul fronte degli affitti sono oggi anche gli esercizi di medio e grandi dimensioni. «I primi movimenti sono in atto, ci giungono segnali di difficoltà che stiamo studiando per vedere di concordare delle soluzioni con i proprietari», conclude Barbierato. «Perfino da Firenze si stanno interessando all’attività di questa nostra nuova sezione. Il problema indubbiamente c’è, ed è rilevante».

Ultimo tema, affrontato anche nello studio sul commercio presentato dal presidente di ManagerItalia Veneto, Pietro Luigi Giacomon in occasione del recentissimo accordo siglato con l’Ascom, riguarda il tema della continuità d’impresa e del progressivo invecchiamento di coloro che rivestono cariche nelle imprese venete. «Su 739 mila ben l’8,9% ha un’età superiore ai 70 anni mentre due anni fa era pari all’8,1%», ha detto Giacomon, citando dati Infocamere del quarto trimestre 2011 confrontati con la stessa indagine del 2009. «E ben 284.960, pari al 38,6%, hanno un’età compresa tra i 50 e i 69 anni. Solo due anni fa la percentuale era del 37,1%».

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