La crisi rallenta i saldi La spesa media scenderà a 220 euro

Non c’è certezza che questa lunga ed estenuante crisi non riesca a scalfire. Questa volta tocca ai saldi (da sabato fino al 31 agosto), il cui appeal viene messo a rischio dalla contrazione dei consumi. Secondo quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio economico della Confesercenti (su un campione di 305 consumatori), infatti, sebbene si preveda che l’80% delle circa 300 mila famiglie padovane effettuerà un acquisto in saldo, la spesa media, quest’anno, si attesterà sui 220 euro, in calo rispetto ai 250 euro del 2011.
In particolare, nelle previsioni di consumo, emerge un calo della percentuale dei padovani che si dedicherà allo shopping in occasione dei saldi, passando dal 58,3% al 49,8%, con un’ulteriore diminuzione di coloro che effettueranno acquisti in modo saltuario: il 30,5% rispetto al 34,1% del 2011. In questo scenario, crescono inoltre in maniera esponenziale i padovani che non hanno la certezza di poter o volere approfittare dei ribassi: in 12 mesi passano dal 2,3% degli intervistati al 17,4%. Eppure, per il 71,5% degli interpellati, i saldi estivi continuano a suscitare un sentimento complessivamente positivo nell’immaginario collettivo. E se la previsione di spesa media per famiglia è di 220 euro, il realtà il 51% spenderà fino a 100 euro e il 41% tra i 100 e i 300 euro. Sempre meno quelli che si spingeranno oltre: il 6% viaggerà tra i 300 ed i 500 euro, mentre appena il 2% striscerà carte di credito al di sopra di questa cifra. Tra i prodotti che suscitano l’interesse maggiore, le calzature (20,2%), cui gli intervistati annunciano di voler destinare il 60% di spesa e l’abbigliamento donna (15,3% dell’interesse) con una valutazione di spesa del 45,6%. A seguire, tra le intenzioni di acquisto, l’abbigliamento uomo (12,6%) e gli accessori (10,4%); in fondo alla classifica anche i vestiti per i bambini e gli articoli per la casa, con fanalino di coda pelletteria e valigeria (0,8%).
Ma è sul fronte della tipologia di negozio scelto che si registra una novità, con il boom degli outlet, laddove la percentuale degli acquirenti sembra destinata a passare dal 3 al 15,5% nel giro di un anno. Vince tuttavia, ancora una volta, il negozio tradizionale - con il 30,1% delle preferenze - poiché i “saldisti” si sentono più coccolati e sicuri della bontà dell’acquisto nel loro negozio di fiducia; seguono negozi in franchising e i centri commerciali, con i grandi magazzini molto distanziati. Complessivamente, gli acquisti saranno orientati principalmente alla ricerca di convenienza in termini di prezzo e qualità, in base alle occasioni (per il 36,9%), mentre nel 36,2% dei casi si annoverano i consumatori che prediligono spendere per capi di qualità e il 22,8% si lascerà orientare dal prezzo, a prescindere dal resto. Sembra tramontare, infine, l’ideale immaginario della ressa del primo giorno, laddove solo il 6,4% degli intervistati - contro il 18% del 2011 - annuncia che concentrerà gli acquisti nei primi tre giorni disponibili, mentre il 58,4% aspetterà di averne l’occasione. Infine, la maturità dei consumatori viene documentata da una “cronologia realistica” delle percentuali di sconto attese: con un 44% che si aspetta il 30% di ribasso nei primi 15 giorni e il 37 che si spinge al 50% nella seconda quindicina.
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