Dolore e commozione, Altichiero saluta il suo «Josh»

PADOVA. Il sorriso di Giosuè Zorzi, 19 anni compiuti lo scorso 21 giugno, è una calamita che attira anche i passanti di via Altichiero. Era impossibile non alzare gli occhi alla facciata della chiesa e scrutare gli occhi gentili di quel ragazzone dai ricci ribelli: una gigantografia di Giosuè campeggiava sul portone della chiesa; altre istantanee felici sui muri e fin sull’altare della Maternità della Beata Vergine. Il patronato, il cortile e il parcheggio, ogni centimetro gremito dagli amici, dai compagni di scuola (l’istituto d’arte Selvatico), dagli atleti della sua squadra, la Valsugana Volley; dai giovani del Grest.
«Josh» si è accasciato sabato 8 luglio davanti alla chiesa del Sacro Cuore; martedì 11 è spirato in ospedale: un aneurisma celebrale congenito, un killer silenzioso e inarrestabile, ha ucciso un giovane sano e pieno di vita che non aveva mai presentato avvisaglie del male. Papà Michele e mamma Olesia hanno deciso da subito di donare gli organi del figlio, restituendo così la vita ad altri malati.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








