Trafugata nella notte la bara di Moressa

CODEVIGO. Non c’è pace né da vivi né da morti per i componenti della famiglia Moressa di Cambroso. L’immobiliarista Angelo Moressa è stato ammazzato a coltellate nel suo ufficio di via Cavour a Piove di Sacco il 9 ottobre del 2005. Omicidio a tutt’oggi senza colpevoli, anche se la famiglia non si arrende. Lo scorso gennaio qualcuno ha mandato in frantumi la lapide del loculo dove Moressa è tumulato nel cimitero della piccola frazione di Codevigo. Nessun colpevole trovato. Per moglie e figli un’altra dose di dolore. L’altra notte qualcuno ha trafugato la bara con i resti dallo stesso camposanto, abbandonandola poi lungo l’argine del Bacchiglione a Brenta d’Abbà di Correzzola, poco lontano dall’oasi di Ca’ di Mezzo. Una sorta di secondo avvertimento in perfetto stile mafioso. Per i familiari una nuova ferita e tanti dubbi, oltre alla consapevolezza che ci si trova di fronte a vere e proprie intimidazioni, visto che domani si deciderà il futuro investigativo del caso. A trovare il feretro, nascosto sotto foglie ed erba, sono stati alcuni residenti di via Argine Destro: erano andati a passeggiare come ogni sera, ma martedì a momenti non pigliava loro un coccolone dallo spavento. Gian Paolo Marcolongo racconta: «La mattina avevo visto un carrettino lungo l’argine e al pomeriggio sono tornato pensando che se qualcuno lo aveva abbandonato lì me lo potevo portare a casa. Invece non c’era più. La sera con mia moglie e i soliti amici siamo andati a fare una passeggiata e ho indicato il punto dove avevo visto il carrettino. Un amico ha notato che l’erba era calpestata, ha puntato la pila, io sono sceso per vedere se non ci fossero dei pescatori e sono inciampato su qualcosa di rigido». Il fascio luminoso della torcia a quel punto ha illuminato la bara. «Siamo risaliti di corsa, spaventati a morte. È stato peggio di un film dell’orrore» ammette Marcolongo, «abbiamo subito chiamato i carabinieri». Erano le 21.30. Sull’argine sono arrivati gli uomini del nucleo investigativo di Padova e quelli di Piove di Sacco. C’è voluto poco per capire di chi fosse quella bara tra i rovi, dato che su un angolo, inchiodata al legno, c’era la targhetta che riportava il nome di Angelo Moressa. Immediato è scattato il controllo al cimitero di Cambroso: stranamente il loculo appariva intatto. La lapide sul davanti era integra, con i fiori freschi ben disposti nei vasi. Chi ha trafugato il feretro ha agito con perizia chirurgica sulla tomba, forse per non destare sospetti e allarmi. Ieri mattina all’alba i carabinieri hanno eseguito una perquisizione a casa del trentaduenne Leopoldo Mantoan, iscritto nel registro degli indagati con l’industriale del mobile Severino Rampazzo per omicidio volontario. Sono sospettati di essere rispettivamente esecutore materiale e mandante del delitto. La bara, posta sotto sequestro, verrà analizzata con cura, nella speranza di trovare qualche impronta. Sarebbe il primo errore da parte degli ignoti colpevoli. Finora nessuna traccia, nessuna arma, nessuna prova “forte” è stata trovata per convincere la Procura a sostenere l’accusa. Tanto che anche per Rampazzo e Mantoan è stata chiesta l’archiviazione, una prima volta al termine delle indagini preliminari, la seconda volta un mese fa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








