Codevigo, la bara di Moressa trafugata per chiedere il riscatto

PIOVE DI SACCO. Tre indagati, le tracce dei copertoni dell’auto sia in cimitero che sull’argine, i riscontri sulle celle telefoniche che combaciano e una nuova ipotesi che spunta: quella del sequestro ideato per chiedere un riscatto. Continuano le indagini sul furto della bara di Angelo Moressa, ritrovata mercoledì mattina sull’argine a Correzzola nascosta tra le sterpaglie. I carabinieri del nucleo Investigativo stanno procedendo a tambur battente con i riscontri sul caso che coinvolge ancora una volta la famiglia dell’immobiliarista ammazzato a coltellate nel suo ufficio di via Cavour a Piove di Sacco il 9 ottobre del 2005. Gli investigatori dell’Arma sono in costante contatto con la procura, con il pm Roberto D’Angelo che anche ieri mattina è rimasto per ore a esaminare le prove acquisite.
Traditi dai copertoni. Dai riscontri eseguiti al cimitero di Cambroso di Codevigo i carabinieri sono riusciti a individuare le tracce dei copertoni lasciati sul terreno accanto al loculo di Moressa: tracce che coincidono con quelle trovate invece sull’argine a Correzzola, nel punto in cui è stata trovata la bara. Il fatto che in cimitero fossero ancora presenti i segni dei copertoni permette di restringere notevolmente la finestra oraria del blitz al camposanto. Secondo quanto accertato la bara sarebbe stata trafugata al massimo due giorni prima. Sono stati richiesti quindi i dati delle celle telefoniche riguardanti il cimitero di Cambroso di Codevigo e quelli dell’argine di Correzzola: incrociandoli è stato identificato un telefonino comune a entrambe le zone. I militari stanno cercando di capire anche se le telecamere del cimitero abbiamo ripreso o meno i l momento del blitz.
Ipotesi riscatto. Il fatto che la bara non sia stata gettata nel Bacchiglione induce a ipotizzare che la banda fosse intenzionata a chiedere un riscatto alla famiglia di Angelo Moressa. Per gli investigatori dell’Arma ci sarebbe infatti in ballo un debito mai pagato di circa 500 mila euro. Il sequestro finalizzato alla richiesta di un riscatto darebbe così un senso al lavoro certosino fatto in cimitero per scassinare il loculo. Non tramonta però neppure l’ipotesi del gesto intimidatorio, ideato per far ritirare alla famiglia Moressa l’istanza di opposizione all’archiviazione nel caso che vede come unici indagati l’imprenditore Severino Rampazzo, 84 anni e il trentaduenne Leopoldo Mantoan, rispettivamente nei ruoli di mandante ed esecutore materiale del delitto.
Tre indagati per il furto. Fino ad ora gli indagati sono tre, ma non è escluso che nelle prossime ore possano aumentare. Una svolta è attesa già a inizio della prossima settimana.
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