La crisi e i sindacati «Sarà un autunno nero»

I tre leader provinciali mostrano pessimismo fino a tutto il 2012 Castagna (Cgil): investire in una seria politica industriale altrimenti non si riparte

PADOVA. Inizieranno a rientrare dalle ferie lunedì prossimo i primi operai padovani. Anche le 90 mila tute blu che lavorano nelle 5.000 aziende del settore metalmeccanico. Le fabbriche più grandi, tra cui la Carraro Group, la Zen, le Acciaierie Venete, l’Anselmi e l’Arneg, si sono fermate per due settimane.

Molte aziende artigiane, invece, per rispettare anche gli impegni presi con la committenza, hanno chiuso i cancelli solo in questa settimana di ferragosto.

Ma anche quest’anno, come puntualmente accade dal 2009, i Cipputi nostrani vanno in ferie con il magone in gola. La ripresa, che si auspicava arrivasse già nei primi mesi di quest’anno, si è vista solo a “spizzichi e bocconi” ed, in generale, all’orizzonte si addensano solo altre nubi nerissime. Anche i tre segretari generali di Cgil, Cisl ed Uil, a cui sono iscritti, complessivamente, 180.000 tra lavoratori e pensionati, sono pessimisti.

«Non siamo ancora usciti fuori dal tunnel della crisi», osserva Andrea Castagna, numero uno locale della Cgil padovana. «Con l’esclusione delle poche aziende che continuano a produrre utili perché hanno investito in tecnologia e qualità», aggiunge Castagna, « il quadro generale dell’economia padovana sarà di colore grigionero anche da settembre a fine anno. La legge Fornero ha peggiorato la situazione occupazionale perché gli ammortizzatori sociali sono stati ridotti. Cosa fare, dunque? Bisogna subito recuperare preziose risorse con l’istituzione di una vera patrimoniale e con una lotta ancora più incisiva all’evasione fiscale ed investirle in una reale politica industriale».

A muso duro anche i commenti di Adriano Pozzato e di Nello Cum. «Anch’io vedo nero», sottolinea il segretario generale della Cisl, «il dopo ferie non promette nulla di buono. Quasi tutti i settori vanno male, con l’edilizia in testa. Quello che mi preoccupa di più è la perdita della professionalità e delle conoscenze tecnologiche acquisite sui posti di lavoro. Il cosiddetto Decreto Sviluppo, se mai arriverà, dovrà marciare sulle gambe dei singoli imprenditori e dei lavoratori in genere. Per questo è fondamentale potenziare il sistema economico locale a tutti i livelli».

Ed è proprio il segretario della Uil a soffermarsi sulla necessità di fare squadra. «Mai come adesso, per cercare di rilanciare lo sviluppo anche a Nordest, dove la situazione non è più la stessa di dieci anni fa, occorre mettersi tutti uniti intorno allo stesso tavolo istituzionale», fa notare Cum. «Imprenditori, sindacati, Camera di commercio, Enti locali, Provincia: tutti insieme per cercare di dare il calcio definitivo alla crisi e rilanciare lo sviluppo, sia sociale che economico».

Felice Paduano

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