Morosini, tre sotto inchiesta: «Non usato il defribillatore»

La procura di Pescara ha iscritto nel registro degli indagati i medici di Livorno e Pescara e il medico del 118 per la morte del giovane calciatore, ex del Padova

PESCARA. Il medico sociale del Livorno Manlio Porcellini, quello del Pescara Ernesto Sabatini e il medico del 118 in servizio quel giorno allo stadio, Vito Molfese: sono questi i nomi iscritti sul registro degli indagati nell'inchiesta della procura di Pescara per la morte di Piermario Morosini, ex giocatore biancoscudato, avvenuta il 14 aprile scorso durante la partita Pescara-Livorno allo stadio Adriatico. I tre sono accusati dal pm Valentina D'Agostino di omicidio colposo.

Da subito nel mirino degli investigatori finì il mancato uso del defibrillatore. In questi mesi la procura ha cercato di capire non solo come e perché è morto il calciatore ma, soprattutto, se in quei sei minuti e 14 secondi di delirio, il 25enne poteva essere salvato proprio con l’uso del defibrillatore. Quel salvavita che, pur portato ai soccorritori, non è mai stato utilizzato al contrario di quanto previsto dalla procedura nei casi di fibrillazione come quella che, in seguito alla malattia genetica riscontrata, ha portato Morosini alla morte.

Per questo, sin dall’inizio, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sull’operato dei quattro medici che si sono avvicendati in campo nel disperato tentativo di rianimare il ragazzo e per questo tre di loro sono stati iscritti nel registro degli indagati.

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