Soldi ai partiti: in Veneto 4,7 milioni di euro

VENEZIA. La Casta veneta abita a Palazzo Ferro Fini, il bel palazzo rinascimentale a due passi da piazza San Marco. Ma di feste in costume, pranzi luculliani e tesorieri allegri a Venezia non vogliono sentir parlare. Anche perché, molto probabilmente, gli episodi spiacevoli sono molto lontani dalle cronache della Regione Lazio.
Sessanta consiglieri pagati mediamente 10.662 euro al mese (lordi), una spesa complessiva (per il funzionamento del consiglio) di 49 milioni di euro, la Casta di Ferro Fini è costretta in questi giorni a un’inedita operazione trasparenza. Soprattutto nei conti dei gruppi consiliari.
Poco meno di cinque milioni di euro l’anno il finanziamento complessivo ai gruppi consiliari, 81 gli addetti che assistono i consiglieri. Ogni gruppo è tenuto a un rendiconto annuale, da presentare entro il 31 marzo, che i revisori del conto devono approvare al pari del bilancio della Regione.
Il riferimento normativo in base al quale è stabilito il finanziamento ai gruppi risale alla legge regionale 56/1984, che stabiliva un contributo di tre milioni di vecchie lire al mese per ciascun consigliere. Con il passare degli anni, adeguamento dopo adeguamento, la cifra complessiva si è stabilizzata a 4,7 milioni di euro.
Tre sono le voci:contributo finanziario, contributo sulle spese di spedizione, telefoniche, di cancelleria, duplicazione e stampa, spese di personale. Nove i gruppi consiliari in questa legislatura (erano 14 nella precedente). La Lega Nord, il gruppo maggiore, dispone di 1,2 milioni di euro complessivi. Il Pld beneficia di 1,1 milioni di euro. Il Partito Democratico di 950 mila euro. L’Udc di 300 mila euro, l’Italia dei valori 270 mila euro, l’Unione Nordest 230 mila euro, Sinistra Veneta 210 mila euro, il Gruppo Misto e Bortolussi presidente 200 mila euro ciascuno.
Adesso tutti si stracciano nel proporre nuove regole per la gestione di questi fondi. Ma dopo lo scandalo Lazio anche nel Veneto si preannuncia una stretta, soprattutto nei controlli. Il presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, annuncia una norma che prevede l’obbligo di affidare a una società di revisione il controllo dei bilanci dei gruppi (attualmente sono i revisori del consiglio regionale a porre un visto). Prevista anche una riduzione di spesa: sarà limitata la possibilità di «monetizzare» parte del contributo legato alle spese del personale.
La parte dei controlli appare in questo momento la più debole. Perché i soldi vengono assegnati ai gruppi consiliari sotto la responsabilità del capogruppo. Ma una volta in mano a questo vengono spesi con la massima libertà. E i rendiconti, pubblicati sul sito del consiglio regionale (in allegato al bilancio consuntivo)sembrano fatti in fotocopia su modelli prestampati. Soprattutto, vengono pubblicati con grande ritardo (attualmente nel sito vi sono i rendiconti 2010). Insomma, anche a seguito degli scandali, una svolta ci dovrà pur essere.
La parte che suscita maggiore perplessità è quella legata ai cosiddetti «monogruppi»: Giuseppe Bortolussi, ad esempio, candidato presidente del centrosinistra e collegato a una lista del presidente nelle elezioni del 2010, non avendo aderito al Pd ha fatto gruppo da solo ed ha diritto a un contributo pari a 200 mila euro per mantenere lo staff. Così Pietrangelo Pettenò, eletto in consiglio regionale e capogruppo della Sinistra Veneta. Si salveranno dalla spending review?
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