IL LIBRO / «Padova che bella! Ve la racconto io»

PADOVA. Paola guarda Padova con gli occhi dell’amore, un sentimento giovane e fresco che ancora si nutre di stupore ed entusiasmo, così lontano da quel sentire logoro e costantemente infastidito tipico di un matrimonio di vecchia data che caratterizza il rapporto della maggior parte dei padovani con la città. Del resto, Paola Tellaroli, mantovana classe 1986, Padova l’ha “scelta”: inizialmente solo per preparare la tesi - dopo essere rimbalzata tra Milano e Bologna per la laurea in biostatistica -, ma decidendo in seguito di puntare su un dottorato al tempo incerto, sempre qui, sebbene le università di Inghilterra, Belgio Australia le avessero già aperto la porta. Insomma, un rapporto irrazionale e istintivo come l’amore stesso che l’ha spinta a dedicare alla città addirittura un libro «101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita» in uscita domani (Newton Compton 14,90 euro) inserendo un tassello “imprevisto” in una collana di successo, che fino ad oggi aveva curiosato solo nelle città più blasonate.
«Questo libro è dedicato a tutte le persone che sottovalutano o non conoscono una realtà così ospitale, bella e stimolante. Cercherà di darvi qualche motivo per innamorarvi di questa città» scrive nella prefazione Paola, ancora meravigliata dal fatto che in giro per l’Italia Padova sia una città pressoché sconosciuta, di cui non si sente mai parlare, a parte per Sant’Antonio. «Per questo un giorno ho scritto alla Newton chiedendo loro di fare una guida anche per Padova e loro mi hanno risposto: ottima idea, fallo tu!». Da qui è cominciata la caccia alle notizie, tra storia e detti, usanze e curiosità con una consapevolezza crescente, che si è fatta certezza solo quando, qualche giorno fa, è stata ufficializzata la data della pubblicazione. Incredibilmente, sostiene Paola a chi dubita che in città possano esserci più di una manciata di cose interessanti da fare, ha dovuto lasciar fuori un sacco di idee e consigli.
«I genitori dei miei amici hanno cominciato a darmi i libri» racconta Paola «ho parlato con la gente e verificato i racconti con i miei “vecchietti di fiducia”. Tra loro c’è un signore che, ogni volta che ti vede guardare qualcosa, te ne racconta la storia. Un pozzo di conoscenza. Finché, un giorno, mentre chiacchieravamo, l’ho “fregato”: sapevo alcune cose che lui ignorava». Ed ecco quindi la città vista con gli occhi Paola, uno scricciolo con due occhi azzurri grandi così, che ama l’India e potrebbe vivere a Bruxelles, ma ha scelto di fermarsi a Padova, giudicandola accogliente laddove per altri potrebbe essere soffocante, a misura d’uomo invece che provinciale: «Ne sono rimasta affascinata: è una città schietta e genuina, lontana dagli stereotipi, c’è quella familiarità che si respira nei grandi paesi, dove il tabaccaio e il cassiere ti riconoscono» spiega «anche se, bisogna dire, che gran merito della sua vitalità va agli studenti che organizzano un sacco di cose. Senza di loro è un po’ moscia, come testimoniano le serate d’agosto». Tutto bello? Sì se i difetti sono i bar che chiudono presto «come altrove, del resto» e le targhe commemorative affisse «anche quando cambiano le grondaie». «Quello che guadagno lo metto via, che domani non si sa cosa succederà» conclude sognando le Lonely Planet «anche se temo di aver lavorato per amor di popolo». Comunque vada, un’avventura impensabile, vissuta grazie all’insospettabile Padova. Abbastanza per pagare gli scettici.
101 cose da fare a Padova una volta nella vita? Soltanto 101? Non sono molte di più?
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