Morire a 21 anni: insegnante di inglese stroncata dalla meningite

Nike Sziklai, ungherese d’origine, era ospite di una famiglia di Padova. Doveva insegnare la lingua straniera ai bimbi: il virus l’ha uccisa in tre giorni

PADOVA. Stroncata da una meningite fulminante a 21 anni dopo un viaggio da Roma a Padova e infine a Jesolo. Nike Sziklai, ungherese d’origine, ragazza alla pari in una famiglia romana, grande conoscitrice della lingua inglese, è morta giovedì all’ospedale di Monterotondo. Il suo caso ha fatto scattare l’allarme sanitario previsto in tutti i casi di infezione da meningococco anche a Padova e nella località turistica in provincia di Venezia: in uno di questi due luoghi è avvenuto il contagio.

Nike Sziklai, arrivata in Italia da Esztergom, una cittadina non lontana da Budapest nel nord dell’Ungheria, lavorava a casa di un docente di Ingegneria dell’università di Tor Vergata che abita con la famiglia a Colleverde vicino a Guidonia. Aveva trascorso qualche settimana nella Capitale per insegnare la lingua inglese ai figli del docente ma aveva progetti ben chiari per il futuro: voleva svolgere lo stesso lavoro in Veneto, in modo da avvicinarsi al ragazzo che le aveva rubato il cuore. Sì, perché Nike frequentava da qualche mese Daniele Provenzano, 27 anni, di Cinto Caomaggiore (Venezia).

La ventunenne era entrata in contatto con una famiglia di Padova proprietaria di una casa a Jesolo. Lo scorso fine settimana era stato fissato l’incontro, un modo per conoscersi, per comprendere bene richieste e disponibilità. Nike è salita in un Intercity a Roma Termini poco prima delle 14 ed è arrivata a Padova in prima serata. In stazione ferroviaria, ad attenderla, ha trovato la famiglia con cui è aveva preso accordi: padre, madre e due figli di 8 e 10 anni. Tutti insieme sono andati nella casa di Jesolo dove hanno trascorso una giornata intera insieme.

«Ci eravamo sentiti domenica pomeriggio» racconta Daniele Provenzano, «era molto contenta, diceva di aver trovato una famiglia simpatica. Anch’io ero al settimo cielo perché dopo mesi trascorsi prevalentemente al telefono il nuovo lavoro tra Padova e Jesolo ci avrebbe concesso di trascorrere più tempo insieme. Sempre domenica scorsa, verso le 18, l’ho sentita per l’ultima volta. Mi ha chiamato dalla stazione di Padova, stava per prendere il treno che l’avrebbe riportata a Roma. Da quel momento è iniziato un incubo che sembra non avere più fine».

Martedì mattina la ragazza ha accusato i primi sintomi: febbre alta, brividi, forte mal di testa. Qualche ora dopo è stata ricoverata all’ospedale di Monterotondo (Roma) e successivamente al San Filippo Neri. Chi attualmente le stava dando lavoro e ospitalità ha raccontato ai medici che i sintomi iniziali sembravano quelli di una semplice influenza. La situazione però è precipitata rapidamente e nonostante tutte le cure giovedì è spirata. La diagnosi non lascia adito a dubbi: la ragazza è morta a causa di una meningite.

«Io sospetto che abbia contratto il virus in treno» dice Daniele. Una volta avuta la certezza che si trattava di meningite i medici si sono messi in contatto sia con la famiglia di Colleverde che con quella di Padova, cui hanno prescritto la profilassi. Del fatto sono state informate anche le autorità sanitarie del Veneto, soprattutto in considerazione della pericolosità di questo virus.

«Ci eravamo conosciuti due anni fa a Lignano» racconta ancora Daniele, «lei era in vacanza con i genitori, io lavoravo come cameriere in un locale. Da quell’estate non ci siamo mai persi di vista e, anzi, quando è venuta in Italia il nostro rapporto si è stretto ancora di più. La decisione di lasciare Roma e di venire in Veneto l’aveva presa per stare più vicina a me. È per questo che non riesco ad accettare questa tragedia. Quel terribile virus me l’ha portata via nel momento più bello della nostra vita».

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