Omicidio di via Canestrini, l’abbraccio ferito delle due nonne

PADOVA. Due famiglie sprofondate in un’unica tragedia, e da questa tragedia accomunate. Non divise e dilaniate da pur umanissimi rancori, odii che scavano baratri. Sono state le mamme, di Paolo e di Erica che Paolo ha ucciso a coltellate preda di un altro sé, a imprimere questo passo al proprio viaggio nell’incubo. Un passo in grado di andare spedito verso una speranza che ha il nome della piccolina, la loro nipote di tre anni e mezzo. Che tutto ha visto. E che deve riprendere a vivere di normalità, affetti, protezione.
Il primo risultato di questa coraggiosa scelta è l’affidamento della bambina: sarà Silvana Bevilacqua Ferazza, 61 anni che paiono 10 di meno pur sotto il peso dello spaventoso lutto, ad occuparsi della piccola che porterà a vivere con sé e il marito, a Arsago Setrio, piccolo paese in provincia di Varese. Marta Rao, mamma di Paolo, fin da subito è stata d’accordo.
Stanno abbracciate le due nonne, e sembra Silvana la più forte, è lei a sostenere Marta. Si sono incontrate ieri mattina, nella basilica del Santo. Ognuna con la propria famiglia. Silvana con il secondo marito, il figlio di lui e Serena, sorella di Erica (il padre delle due ragazze morì 20 anni fa); e Marta, con gli altri due figli. Si sono abbracciate forte e da quel momento non si sono più lasciate. Con loro, a lungo, in una saletta defilata, padre Enzo Poiana il rettore della basilica. Poi sono rimasti tutti a pranzo con i frati. «Ci siamo incontrate al Santo, ci siamo strette in un abbraccio infinito», racconta Marta Rao, tra i singhiozzi. Siamo due nonne che piangono i loro figli: una che non c’è più, l’altro che ha bisogno di una grande prova d’amore, perchè la vita umana è la cosa più preziosa, non si può...», un singhiozzo le mangia quel verbo: uccidere.
«Tra me e Silvana c’è il massimo accordo, per il bene della bambina, è lei che va protetta. È giusto che la piccola venga affidata a Silvana, che ha perso una figlia». E Silvana: «Ci troveremo tutte le settimane, loro verranno da me, io e la bambina verremo a Padova, faremo assieme le vacanze come abbiamo sempre fatto con le nostre due famiglie», spiega. Forte, lucida. «Mia figlia Erica era attaccatissima alla famiglia Rao, e anche noi. E loro a noi. Insieme continueremo».
Ieri, sempre in basilica, Marco Calì capo della Mobile, ha raggiunto Marta Rao, che aveva già incontrato in mattinata in questura: per via dell’accordo sull’affidamento. Nel tardo pomeriggio le due nonne sono andate a prelevare la piccolina che domenica era stata portata a casa Priscilla, a Forcellini, un centro di accoglienza per minori e donne. A incontrare le psicologhe e ricevere istruzioni su come agire con la bambina. Poi sono andate a San Giorgio delle Pertiche, a casa Rao, dove Silvana, Marta e la nipotina circondate dai famigliari staranno per alcuni giorni. Dopo di che Silvana prenderà la bimba e tornerà a casa: «La mia piccolina, è la continuità di mia figlia. Per lei dobbiamo farci forza, la disperazione è grande ma ce la faremo».
A sostenere Silvana, la mamma di Erica, e soprattutto Marta Rao, un cordone di amici del comitato intitolato a Fortunato Rao. In particolare Giampiero Avruscio, medico e consigliere comunale e Cristina Mazzini, psicologa. «Paolo aveva qualche problema ma ora stava bene. Era sostenuto dalla famiglia, dalla mamma. Le cose miglioravano, andava a prendere spesso la piccola all’asilo, con Erica si vedevano tranquillamente», racconta la psicologa. Venerdì notte Erica, Paolo e la bimba avevano dormito da Marta Rao; sabato sera Paolo era con la ex compagna e la bimba nella casa dove anche lui abitava prima della separazione. Domenica mattina la tragedia. Alla sera Paolo avrebbe dovuto andare, con i fratelli, a vedere Erica che si esibiva in uno spettacolo di beneficenza.
«Se la stessa Erica o la mamma di Paolo avessero percepito che le sue condizioni peggioravano, sarebbero intervenute. Invece tutto è successo in un fulmine».
E’ arrivata l’ora di andare a prendere la piccola: «Basta piangere. Cerchiamo di essere normali, asciugati le lacrime», dice Silvana a Marta. Prima di stringerla in un altro abbraccio.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








