Famiglia Cristiana: «Serviva più umanità»

PADOVA. «Serviva più umanità». È il commento di Famiglia Cristiana sulla vicenda del bambini portato via alla madre a Padova. Il settimanale dei Paolini, sul proprio sito, ha affidato un commento della vicenda ad Adriano Sansa, presidente del Tribunale dei minori di Genova secondo il quale, il «criterio assoluto è l’interesse del minore. Ma ogni decisione va eseguita con civiltà».
«Che cosa si agita nel bambino, mentre una voce di familiare urla e le braccia degli agenti lo spingono in un’auto? Il suo cuore batte fino quasi a scoppiare. Nulla o quasi sappiamo della storia di questo ragazzo. Eppure la condizione dalla quale un minore viene allontanato, sconosciuta a chi guarda la scena e ne patisce a sua volta fino a star male, potrebbe essere grave e per lui più nociva di quello stesso drammatico istante. I tribunali per i minorenni - spiega Sansa - hanno come criterio assoluto e inderogabile quello dell’interesse del giovane. Le loro decisioni vengono dopo accertamenti scrupolosi, esami di persone e luoghi, tentativi di alleviare il disagio e di prevenire danni irreparabili. L’affidamento a un genitore piuttosto che all’altro, o la destinazione a una famiglia affidataria, o a una comunità, è sempre un provvedimento delicato e importante. Tutti i destinatari hanno il dovere di accettarne il contenuto proprio perché esso tenta di corrispondere al bene del bambino, anche al di là di persuasioni personali, talora del tutto infondate o arbitrarie, di “avere ragione”. »
«Molte infanzie sono devastate irrimediabilmente dalla guerra tra genitori, da egoismi degli adulti, talora da vicendevoli calunnie e accuse di ogni nefandezza, da mancanza di affetto e vessazioni fisiche e morali. Ma proprio perché riguardano bambini e ragazzi, per giunta già feriti da conflitti o da ambienti invivibili, le decisioni dei giudici devono essere eseguite con ogni possibile delicatezza e con umanità. Vi devono contribuire l’accuratezza delle istruzioni del tribunale, la civiltà della polizia, la partecipazione o almeno la correttezza dei parenti».
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