Amabile e sereno, così era “Savio”

La vittima era di Spinea. I vicini ricordano il suo sorriso: «Una famiglia unita»
FERRO - MORTALE VIA ARMISTIZIO
FERRO - MORTALE VIA ARMISTIZIO

SPINEA. Persona amabile, arrivato da appena un mese nella palazzina di via Mantegna con la famiglia e già cordiale con tutti, come vivesse nel quartiere da una vita. Sposato con Oksana Protsenko, di origini ucraine, padre di una figlia sedicenne, Savio Domenico Armeli Cartillazzone, per tutti “Savio”, era un padre premuroso e un marito modello, dedito alla famiglia e grande lavoratore.

Ore e ore passate in strada, nei cantieri in mezzo al traffico, sotto il sole o col freddo, poi alla sera il calore della famiglia. Savio Armeli, originario di Tortorici (Messina), abitava a Spinea dal 1991, ma nel nuovo appartamento al civico 10 di via Mantegna, quasi ai confini con Chirignago, era arrivato da appena un mese. Prima aveva vissuto con la famiglia al Villaggio dei fiori, in un altro condominio all’inizio di viale Viareggio. Poi il trasferimento nel più tranquillo quartiere del Graspo d’Uva, sempre con la moglie e la figlia, studentessa all’istituto 8 Marzo di Mirano.

Nel condominio la notizia della tragedia capitata in mattinata a Padova ha subito fatto il giro degli inquilini. «È terribile quanto accaduto, proprio loro che formavano una così bella famiglia», dicono i vicini. «Chi ha fatto questo, stavolta deve pagare». «Una famiglia unita, persone perbene», li descrive Diana, l’unica del condominio ad averli conosciuti meglio, «appena arrivati qui si sono subito presentati, con il sorriso. È una cosa che ci è rimasta subito impressa: una famiglia cordiale, molto unita. Abbiamo avuto poco tempo per conoscerci, ma abbiamo subito apprezzato la loro cordialità tipicamente meridionale. Ci hanno subito chiesto come funziona qui».

Pochi giorni fa era stata Oksana a partecipare all’assemblea di condominio: Savio lavorava tutto il giorno, partiva presto la mattina e tornava tardi la sera. Anche i vicini di pianerottolo lo descrivono come una persona serena, anche se non c’erano state molte occasioni per incontrarsi e scambiare due parole. «Avevano da poco finito i lavori nell’appartamento nuovo», raccontano, «ma oltre ai saluti, non c’è mai stato modo di scambiare due parole. Lo vedevamo spesso partire all’alba con la divisa arancione degli stradini».

Stavolta però la sicurezza che quella tuta gli garantiva ogni giorno nel lavoro, non c’entra: a strappare Savio alla sua meravigliosa famiglia è stato un pirata della strada, quella strada che col suo lavoro stava rendendo più sicura.

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