«Derivati di Galan, il Collar trentennale costerà 100 milioni»

Ruzzante (Pd) chiede alla giunta regionale di disdettare i contratti e denunciare le banche che l’hanno proposto
PD 24 gennaio 2005 G.M. Palazzo Moroni conf stampa contro truffe catene di sant'antonio. Piero Ruzzante (CARRAI) Palazzo Moroni conf stampa contro truffe catene di sant_antonio - Carrai
PD 24 gennaio 2005 G.M. Palazzo Moroni conf stampa contro truffe catene di sant'antonio. Piero Ruzzante (CARRAI) Palazzo Moroni conf stampa contro truffe catene di sant_antonio - Carrai

VENEZIA. Chiudere immediatamente la partita dei derivati sottoscritti dalla Regione Veneto ai tempi di Giancarlo Galan. Costituirsi parte civile contro le banche che hanno proposto i contratti. In subordine, trovare una soluzione consensuale che metta al riparo il bilancio regionale dall’appiattimento dei tassi di interesse. Scongiurare il salasso da cento milioni di euro che, in dieci anni, la Regione rischia di pagare alle banche.

Sono le richieste del consigliere regionale del Pd Pietro Ruzante che ha presentato un’interrogazione urgente al governatore Luca Zaia per sollecitarlo a disdettare i derivati contratti nel 2006 dal suo predecessore.

Ruzzante prende spunto dalla recente sentenza del tribunale di Milano che ha condannato quattro banche a risarcire il Comune di Milano che nel 2005 aveva sottoscritto dei contratti derivati ed è stato risarcito dagli istituti di credito.

Il consigliere del Pd ricostruisce l’operazione - contenuta nella delibera di giunta 1117 del 18 aprile 2006 - di «ristrutturazione del debito regionale e ricorso a strumenti di copertura dal rischio di tasso». Un’operazione che prevedeva di «procedere all'estinzione di mutui precedentemente contratti» attraverso l’emissione di un prestito obbligazionario, o la contrazione di un mutuo, di durata trentennale a tasso fisso, per un importo massimo estensibile fino a 600 milioni, solo parzialmente utilizzato. Lo strumento adottato, sottoscritto con DePfa Bank Plc (una delle quattro banche condannate a Milano) e con Banca Intesa, si chiama «collar» e, secondo Ruzante, ha tutte le caratteristiche di un cappio al collo dei conti regionali. La scadenza dei contratti è fissata nel 2026 per il primo e nel 2036 per il secondo.

«La Giunta regionale - scrive Ruzzante – ha in tal modo accettato di “scommettere”sui tassi Euribor a sei mesi; per non trovarsi in situazione debitoria i tassi dovrebbero mantenersi entro la fascia “protetta” del 4,08-4,10% in basso e del 5,35-5,48% in alto; in realtà essi oscillano su percentuali molto inferiori, tanto che complessivamente dal 2009 al 2012 gli “azzardi” sui derivati sono costati alla Regione Veneto oltre 31 milioni di euro; se la situazione permane, secondo gli analisti, con molta probabilità, nei prossimi 10 anni la Regione registrerà un passivo dalle dimensioni di circa 100 milioni di euro».

Ruzzante auspica che la Regione trovi un accordo con le banche per estinguere questi due strumenti di debito, che rischiano di affossare il bilancio di Luca Zaia. E chiede «perché la Regione Veneto non si sia mai costituita parte civile o non abbia mai cercato una soluzione consensuale con le banche con le quali ha stipulato contratti derivati, (così come ha fatto il Comune di Milano che ha ottenuto l’estinzione dei debiti nonché un cospicuo “risarcimento”) e se, anche alla luce della sentenza milanese di condanna per truffa degli istituti di credito, intenda finalmente muoversi per recuperare i milioni di euro che ha perso e per fermare questa emorragia di denaro che altrimenti durerà fino al 2036».

L’operazione «collar» è da tempo nel mirino delle opposizioni in Regioni. La Regione non è stata l’unica a sottoscrivere contratti di prestito garantiti da strumenti di finanza derivata. Secondo la Federcontribuenti, nel 2011 erano 664 gli enti pubblici italiani ad aver sottoscritto strumenti finanziari di questo tipo per far fronte a investimenti o ristrutturazione del debito.

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