LA STORIA / Un mese in attesa con un tumore in testa

PADOVA Se avete un tumore al cervello e vi sentite dire dai medici, dagli infermieri, da chiunque dovrebbe e potrebbe aiutarvi, che bisogna avere pazienza, probabilmente, la pazienza è la prima cosa che perdete. «Pazienza, bisogna avere pazienza», invece una maestra in pensione di Noale se lo sente ripetere da 27 lunghissimi giorni. Nel frattempo, le porte della sala operatoria, non vogliono saperne di aprirsi. Eppure il tumore al rene che pensava di aver sconfitto si è ripresentato in maniera ancora più drammatica, questa volta nelle sembianze di una metastasi al cervello. È proprio per questo motivo che di pazienza non ne ha più.
Da quasi un mese, è ricoverata nel reparto di Neurochirurgia dell'azienda ospedaliera di Padova. Da quasi un mese sa di dover essere operata, sa che ogni giorno potrebbe essere quello giusto. Ma sa anche che se passa invano, potrebbe essere irrimediabile. Si addormenta ogni sera nel suo letto di ospedale sperando che un medico, l'indomani, le dica che tocca a lei. Invece, niente. L.D., insegnante in pensione di Noale, in provincia di Venezia, tiene duro. Si trova in un terribile limbo: non può essere operata perché la Terapia intensiva, in cui per forza dovrà passare dopo l'intervento, ha tutti i letti occupati, non può tornare a casa perchè rischierebbe di perdere il “posto”. Lascia Padova solo il fine settimana per recarsi all'ospedale di Mirano, dove ha il marito ricoverato in Rianimazione a seguito di un ictus che l’ha colpito proprio durante questi 27 giorni.
A questo punto, stremata, ha preso in mano carta e penna, e si è rivolta al presidente della Regione Luca Zaia: «Un numero», scrive, «ha diritto di parlare, protestare, avvilirsi, disperarsi? I medici sono comprensivi, sono un'eccellenza per capacità, ma non mi possono aiutare. Pazienza, bisogna avere pazienza. Prima o poi l'ingorgo si risolverà. Il punto è che per me, numero malconcio, queste espressioni hanno un valore, un significato diverso da quello attribuito loro dalle persone “normali”. Tutto sommato, non posso lamentarmi: vitto, alloggio, assistenza medica, meglio di una beauty farm, no? Dovrei ringraziare – io e tutti coloro che si trovano nella mia situazione – coloro che hanno favorito una situazione del genere. Forse non pensavano che i numeri potessero parlare, pensare, votare. Io cosa sono? Una persona o un numero? « Sono ricoverata dal 4 gennaio 2013, prima in Neurologia e poi in Neurochirugia, in uno dei centri più qualificati del Veneto, ma il mio intervento ha bisogno di un letto di rianimazione. Qui sta il vulnus, il letto fino ad ora non si è mai liberato. Si è creato, mi hanno spiegato, un ingorgo di tipo autostradale. Molti entrano in Rianimazione, pochi escono. Io sono un numero un po' malconcio, sono malata di tumore, ma pur sempre solo un numero. Ma io chi sono? Forse sono una persona, anzi, lo ero. Ho insegnato per una vita ed ora sono in pensione. E lo sarò ancora, probabilmente, per breve tempo, con grande soddisfazione dell'Inps».
Dal 4 gennaio, dal giorno in cui si è recata in pronto soccorso a Padova e ha scoperto di avere una metastasi al cervello, attende una risposta. Dall'ospedale non l'ha ancora ottenuta, ma sa che l'avrà. Dalla politica però la pretende subito, perchè di pazienza non ne ha più. Di questo caso limite ieri si è interessata la direzione sanitaria dell'azienda ospedaliera: «Queste situazioni non devono accadere, anche se si è trattato di una sfortunata combinazione», spiega il direttore sanitario Gianluigi Scannapieco. «Avendo una Neurochirurgia di altissimo livello, lo scotto da pagare a volte è avere una lista d'attesa. La paziente sarà operata lunedì. Ma non possiamo limitarci a risolvere il singolo caso. Abbiamo già attuato dei provvedimenti volti a risolvere questa criticità assistenziale. Facendo sistema, lavorando con il Suem e la Terapia intensiva, nell'arco di dieci giorni saremo in grado di garantire lo snellimento della lista. Per la paziente e tutte le persone che potrebbero trovarsi a vivere situazioni simili».
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