Luciano Franceschi per tutti il “Serenissimo”
BORGORICCO. Luciano Franceschi, 53 anni, commerciante di formaggi, vive a Borgoricco. Due anni fa è rimasto vedovo: nel gennaio 2010 la moglie Emilia Ferrara è morta ad appena 49 anni dopo aver combattuto un anno la leucemia. Un dolore che ha molto provato l’intera famiglia. Franceschi ha tre figli: il maggiore fa il cuoco a Londra, dove vive con la compagna. La seconda si è stabilita in Liguria con la famiglia mentre il più piccolo ha ripreso gli studi universitari dopo aver lavorato per un periodo con il padre.
Va detto che Luciano Franceschi è conosciuto a Borgoricco se non altro per aver vissuto una vita politica turbolenta. Da sempre si colloca in un contesto ideologico di autonomismo. Ha cominciato con la Liga Veneta per spostarsi poi in Lega Nord. Ma pare che non si trovasse con Umberto Bossi e così con alcuni amici ha fondato un Movimento. In un documento risalente al 2010 Loris Palmerini ricordava di «aver fondato legalmente nel 1999 sulla base di un mio progetto giuridico l’Autogoverno del Popolo Veneto insieme a Bepin Segato, purtroppo deceduto, e Luciano Franceschi, ritiratosi a vita privata».
Nel 2006 Franceschi venne candidato con la Fiamma Tricolore. A Borgoricco, però, lo chiamano ancora “Serenissimo”. E ricordano la sua più eclatante azione risalente a metà degli anni ’90, quando salì sul campanile del paese per dispiegare alcuni nastri con il Leone di San Marco e la scritta “Autonomia” e impacchettò la sede municipale con gli stessi nastri. Negli anni della sua militanza nell’autonomia veneta scrisse una lettera all’allora sindaco Flavio Frasson e al compianto tecnico comunale Gianni Vecchiato, informandoli che si rifiutava di pagare i tributi locali perché non riconosceva la loro autorità e li considerava espressione del centralismo romano.
Al di là delle sue idee, Franceschi è stato comunque sempre conosciuto come persona abbastanza pacata, senza animosità eccessiva, dedito al lavoro e alla sua azienda, all’epoca ben avviata. E altruista. Allestì perfino un gazebo per raccogliere fondi per l’ambasciatore dei “Serenissimi” Giuseppe Segato quando venne arrestato. Fu proprio Franceschi a preparare un progetto di lavoro per far uscire Segato dal carcere di Padova proponendo di assumerlo nel suo negozio come aveva fatto nelle pause di detenzione dell”ambasciatore”. Progetto che il giudice bocciò e che venne poi riproposto dal Comune insieme ai Servizi sociali e permise a Segato tornare in libertà e scontare la pena residua di due anni nella Biblioteca civica.
Per questo l’atteggiamento violento di ieri risulta incomprensibile a tutti. Sconcertata anche il sindaco Giovanna Novello. Che, appresa la notizia, ha ritenuto opportuno recarsi in banca per accertarsi di persona delle condizioni di Gambarotto.
Giusy Andreoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








