Terreno sovrastimato dallo Stato che ora pretende tasse doppie
BORGORICCO. Cede il terreno alla moglie pagando le relative tasse (oltre 11 mila euro) sul valore dell’effettiva vendita. Ma l’Agenzia delle entrate gli chiede altri 20 mila euro, perché ritiene quel terreno valga quasi il doppio di quanto dichiarato. È furibondo Luca Volpato, ex artigiano e ora operaio, che si è visto arrivare a casa la pesante cartella per un terreno edificabile a Sant’Eufemia, in periferia, valutato dall’Agenzia delle entrate come un appezzamento in centro paese. «È dal 2008, da quando ho chiuso la mia attività e mi sono adattato a fare l’operaio, che volevo cedere questo appezzamento, comperato quando le cose andavano bene» racconta Volpato «L’avevo acquistato nel 2000 con la speranza di dare un futuro alla mia azienda. Col passaggio dalla lira all’euro il terreno è stato stimato 130 mila euro e ne ho pagato 6 mila di tasse» dice Volpato, che aggiunge: «Volevo venderlo, ma nessuno ha manifestato interesse a comprarlo. Così nel 2011 l’ho ceduto alla mia consorte per 100 mila euro, pagandoci ulteriori 11 mila euro di tasse».
Ma per lo Stato in realtà ha incassato di più: «Ritiene che io abbia dichiarato un prezzo inferiore al valore. Ma mica al valore di 130 mila euro come da stima che ora ho fatto fare, ma a un valore che lo Stato ha deciso di attribuirgli: 185.958 euro. Una bella differenza» conclude Volpato. Che si è rivolto a un architetto per avere una consulenza. Il professionista, però, gli ha dato poche speranze. «Il mio cliente ha acquistato il terreno in lire pagando già una tassa alla riconversione, poi una seconda tassa per la vendita, regolarmente registrata, alla moglie. Ora gliene chiedono una terza. Perché, con una verifica incrociata su atti di compravendita di terreni edificabili avvenuti nel centro di Borgoricco nell’anno precedente, l’Agenzia delle entrate ha ipotizzato che il vero valore del terreno sia praticamente il doppio, anche se lui lo ha venduto a molto meno. Come a dire che vi è stata una sostanziale elusione delle imposte dovute. Il problema in tutto questo è che l’Agenzia delle entrate suppone un valore e poi lascia al cittadino l’onere di provare di aver dichiarato il vero. Spesso è impossibile, così non si può fare ricorso». Ma Volpato non ci sta, e si è rivolto a un legale per tentare ugualmente di battersi. «Il prezzo lo fa il mercato e non lo Stato» sbotta «specie in questo periodo in cui nessuno compra immobili. Comunque se lo Stato offre 180 mila euro per quell’appezzamento, sono certo che mia moglie glielo venderà e pagherà tutte le tasse dovute, fino all’ultimo centesimo».
Giusy Andreoli
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