Gli imprenditori in diretta tv: «Banche troppo potenti»

VIGONZA. «Le banche ci hanno avvertito: se continuate ad andare in tivù daremo una stretta ancora maggiore al credito». La denuncia viene da un imprenditore di Vigonza che l’altra sera ha partecipato alla trasmissione di Rai 2 “L’ultima parola” di Gianluigi Paragone. «Ma non mettete il mio nome, perché già siamo in sofferenza, ci mancherebbe che passassero ai fatti». Oltre le telecamere di Rai 2, emergono storie che per il tempo contato dei collegamenti artigiani e imprenditori non hanno potuto raccontare.
Maurizio Disarò: «Abbiamo due società, nel giro di un mese e mezzo si sono fermati i lavori importanti perché i clienti erano in difficoltà e le banche non concedevano più credito. Da un indotto di 20 persone ci siamo ritrovati io e il mio socio, con le banche che chiedevano il rientro e grosse difficoltà per avere il Durc: se sei indietro con i pagamenti non ti danno questo documento e non puoi lavorare né incassare. Un ricatto di Stato».
C’è poi il problema delle aziende che non riescono a farsi pagare. «Fai fattura e dopo un anno vengono a chiederti il concordato al 10%. Però tu su quel lavoro hai pagato in anticipo l’Iva, almeno si potesse recuperarla», sospira Guido Pistore, carpenteria metallica. Per l’imprenditore di Vigonza Paolo Ceoldo «non è crisi di lavoro ma di liquidità. Si fallisce per crediti con pacchetti di ordini che non è possibile evadere».
Conferma Enzo Sartorello: «La domanda c’è, ma un’azienda per produrre ha bisogno di tassi che non siano diversi da quelli che la correttezza chiede». Di tassi usurari ne sa qualcosa l’impresario vigontino Mario Bortoletto. «Ho vinto 2 cause contro le banche, che mi hanno restituito 39 mila euro una e 90 mila l’altra. E adesso ne sto preparando un’altra ancora più grossa, con tanto di denuncia per truffa, estorsione, usura e appropriazione indebita. Pretendevano che pagassi i crediti con un interesse di oltre il 24%, ma il giudice ha ordinato una consulenza tecnica e dopo un anno e mezzo c’è stata la sentenza: il tasso praticato era usurario, non dovevo se non il tasso legale calcolato tra il maggiore tra i Bot e il tasso legale del periodo. Per questo voglio lanciare un messaggio agli imprenditori: quando le banche chiamano e richiamano non andate in depressione, non fate gesti estremi ma rivolgetevi alle associazioni che ci tutelano». Gli fa eco l’imprenditore di Borgoricco Lucio Bagarolo: «Dobbiamo toglierci dalla testa che fare opere faraoniche faccia crescita. Serve la crescita se vogliamo far lavorare i giovani».
Intanto c’è una proposta di legge per bloccare per 2 anni ogni azione esecutiva delle banche nei confronti del correntista: è il tempo che la magistratura impiega per far analizzare i conti. È quanto sta preparando Bortoletto con Emidio Orsini (imprenditore marchigiano da tempo attivo) e David Borrelli (M5S). «Per una legge bancaria, un direttore può dichiarare al giudice che vanta nei confronti di un correntista una certa cifra, affermando che sono soldi certi, liquidi ed esigibili», spiega Bortoletto, «e può così ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo con la conseguenza che ti pignorano anche la casa. Ma le dichiarazioni di questi funzionari sono rapportate a risultati di conti correnti nella stragrande maggioranza dei casi sugli affidamenti gravati da una serie infinita di illeciti. Cioè anatocismo, commissioni su massimo scoperto, giochi di valute che fanno sì che il tasso che il cliente ignaro ha pagato sia molto superiore anche al tasso soglia per cui diventa usura». In sintesi si propone che prima di vendere all’asta la casa o i capannoni si accerti se è vero e certo il debito del correntista. (g.a.)
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