Zan visita il carcere: «Subito un garante e pene alternative»

La situazione di sovraffollamento del Due Palazzi, il deputato di Sel va in visita. Ecco il suo diario e le sue considerazioni scritte per «il mattino»
BARSOTTI - ZAN IN VISITA AL DUE PALAZZI
BARSOTTI - ZAN IN VISITA AL DUE PALAZZI

PADOVA. Una giornata in carcere per capire la situazione di chi è recluso e di chi vi lavora. Per rendersi conto della situazione il neo-deputato di Sel Alessandro Zan ha visitato il Due Palazzo di Padova.

Ecco il diario della sua visita, scritto per il mattino di Padova.

Come già si poteva immaginare vista la situazione nazionale, anche le condizioni della struttura detentiva del Due Palazzi di Padova rispecchia un po' l'andamento generale del nostro Paese: i problemi principali restano sempre quelli del sovraffollamento e della carenza di organico e di spazi, oltre ad una difficoltà oggettiva nello svolgimento di attività che aiutino un reinserimento futuro del detenuto nella società. Il carcere padovano ospita attualmente circa 900 detenuti, ne dovrebbe ospitare la metà.

Nonostante sia sempre stato considerato un carcere d'avanguardia per le attività di recupero e lavoro, la situazione è comunque difficile, il numero di ospiti è superiore ai limiti previsti. E nonostante la massima disponibilità del personale e dei volontari che vi operano, c’è una enorme difficoltà a organizzare corsi e attività con i detenuti, proprio perché le risorse disponibili sono ridotte al lumicino e nemmeno la dovuta manutenzione può essere eseguita.

I detenuti giustamente esprimono la volontà di lavorare e una maggiore disponibilità di attività motoria, ma come detto le scarse risorse e il rapporto sbilanciato tra numero di addetti agenti e di carcerati lo rendono ad oggi impossibile. Una delle figure che andrebbe introdotta subito per vigilare sulle condizioni e sui diritti umani dei detenuti sarebbe quella del «Garante». Una figura centrale, preziosa, sia per i detenuti ma soprattutto per garantire un collegamento con il territorio. Una decisione che potrebbe essere subito votata dal Consiglio comunale.

È ora che si affronti seriamente il principe dei problemi, cioè quello della pena alternativa. Non è l’amnistia, nè l’indulto ma la possibilità che il debito con la società, per detenuti con pene minori, possa essere scontato con attività lavorative. I detenuti non chiedono solo di essere aiutati, ma anche di essere utili agli altri. La domanda che ci dobbiamo porre è se vogliamo che un’ istituzione dello Stato, come il carcere, creato per la rieducazione del reo, continui come accade oggi a produrre in realtà altra criminalità.

Negli ultimi dodici anni, dal 2000 al 2012, 2.033 detenuti sono morti in carcere per incidenti o suicidi; la criminalità organizzata nello stesso periodo ne ha ammazzati 1.379 mentre 593 sono vittime della criminalità comune (dati dell’osservatorio delle morti in carcere).

Prendersi cura di chi ha commesso un reato, qualsiasi esso sia, non significa dimenticare le vittime e i loro familiari. Sino a che questo concetto non sarà compreso da tutti non ci saranno carceri migliori. Allora tocca alle Istituzioni rispettare la Costituzione, evitare che le carceri si riempiano e che, chi esce dopo aver scontato la pena non ci rientri, per questo conviene alla collettività intera che un detenuto non inciampi nuovamente nella giustizia con conseguenti costi economici e sociali per tutta la società.

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