ALLARME CRIMINALITÀ / Naccarato: «La ’ndrangheta nel Padovano»

PADOVA. La ’ndrangheta, la holding numero 1 del crimine organizzato in Italia, mette radici in Veneto che ha già pagato un prezzo altissimo con le incursioni della «gomorra» dei casalesi di Mario Crisci e del clan Catapano, pronti a scalare le aziende in crisi con un bisogno disperato di liquidità.
Storie finite nelle aule dei tribunali, perché in Veneto la magistratura interviene rapidamente con i processi e le sentenze di condanna. Quando le banche chiudono il rubinetto del credito, c’è chi si avventura in operazioni spericolate, sulle quali la Dia ha puntato la lente d’ingrandimento. Basta leggere le cifre dell’ultima relazione per fotografare l’emergenza: oltre 2000 casi di riciclaggio segnalati da Bankitalia e 300 estorsioni accertate.
Il campanello d’allarme è suonato con la deregulation dei sub-appalti nei cantieri edili, ma la vicenda che il deputato pd Alessandro Naccarato ha portato in Parlamento con un’interrogazione al ministro Cancellieri è assai più grave. Perché minaccia il cuore del sistema veneto, quel capitalismo molecolare che tra Cittadella, Bassano, Galliera Veneta, Tombolo, Castelfranco e Montebelluna ha creato un’azienda ogni 10 abitanti e un benessere simile a quello della Baviera: quel modello ha il fiato corto.
«Per la rima volta ci troviamo di fronte a una spedizione punitiva di un clan in un’azienda: il 2 aprile Maria Giovanna Santolini e Stefano Venturin, due trevigiani impegnati nel salvataggio della GS Scaffalature di Galliera Veneta, sono stati picchiati dai fratelli Sergio, Michele e Franco Bolognino, stando alle indagini dei carabinieri di Cittadella. I due imprenditori erano così impauriti che non volevano nemmeno presentare la querela», spiega Naccarato.
Chi sono i fratelli Bolognino? Michele, 45 anni, è nato a Locri ma risiede a Montecchio Emilia e compare da autentico protagonista nella relazione depositata nella commissione contro le infiltrazioni mafiose.
«Michele Bolognino , gravato da svariati pregiudizi per reati associativi contro il patrimonio e in materia di stupefacenti, è un personaggio di notevole interesse investigativo per i contatti che può vantare con i soggetti della Locride e sia con personaggi riconducibili alla famiglia Grande-Araci. Prima di finire in carcere frequentava figure del settore edilizia: artigiano edile, è contitolare della Moschetta Costruzioni di Montecchio Emilia» scrive Naccarato, che poi descrive nel dettaglio gli intrecci societari.
«La presenza a Galliera di persone legate a organizzazioni criminali di stampo mafioso e i legami tra imprese padovane e di Reggio Emilia sottoposte a indagini destano preoccupazioni e confermano gli allarmi più volte lanciati sui rischi di infiltrazione mafiosa in Veneto»,conclude Naccarato.
In ballo c’è il destino di 45 dipendenti della GS Scaffalature che dopo la cassa integrazione volevano ripartire. «Dopo quello che è successo sono scappato a gambe levate», dice un collaboratore della GS. «Quel pestaggio non mi fa dormire la notte, ero in azienda da pochi giorni ma non si può lavorare in un clima così pericoloso. Spero solo che i posti di lavoro vengano salvati».
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