Condannati a 62 anni

Gang di 12 veneti collegata con i Casalesi
19990930 TRIBUNALE CIVILE NELLA FOTO IL TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI RIALTO A VENEZIA ( /InterPress ) Il tribunale di Venezia, sede della Corte d'Appello
19990930 TRIBUNALE CIVILE NELLA FOTO IL TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI RIALTO A VENEZIA ( /InterPress ) Il tribunale di Venezia, sede della Corte d'Appello

Oltre 62 anni di carcere in dodici per una banda che gravitava tra la Riviera del Brenta, Padova e Verona. Un banda dedita al traffico di cocaina e di armi. Il nome più conosciuto è quello di Massimo Trosa di Cittadella, figlio di Salvatore, luogotenente di Felice Maniero e presente nello yacht nel porto di Capri dove venne arrestato il boss prima della spettacolare fuga dal carcere di Padova. Ieri, il giudice dell’udienza preliminare di Venezia Alberto Scaramuzza, accogliendo nella sostanza le richieste del pm Rita Ugolini, ha condannato con il rito abbreviato a nove anni e 9 mesi Francesco Ferrari di Cerea, a otto anni e 10 mesi Luigi Sacramati di Badia Polesine, a sette anni un mese e 10 giorni Romeo Giacon di Camposampiero, a 12 anni Gaspare Orazio Iraci di Abano, a sei anni e 8 mesi Attalo Prandi di Bergantino, a due anni Artan Ajazi, a tre anni e 4 mesi Mario Angiolini di Torri di Quartesolo, a sei anni e 2 mesi Vincenzo Scardovi di Faenza, a due anni e 8 mesi Francesco Giora di Montegrotto, a un mese in continuazione con un’altra condanna Marco Bortoloso di Lonigo. Hanno infine patteggiato una pena inferiore ai due anni Cristiana Schiavo e Pietro Zancanaro di Vigonza. Trosa e Davide Merlin, di Stanghella, hanno deciso di farsi processare dal Tribunale, dopo che il pm aveva ottenuto il rito immediato. L'indagine riguarda chili di cocaina dalla Colombia, armi e un filo diretto con i clan dei Casalesi. In tutto sono stati sequestrati 14 chili di cocaina e oltre 100 mila euro in contanti.

L'indagine era iniziata con un blitz a Padova, alla Casetta Michelino di Pontevigodarzere, struttura adibita a centro diurno per anziani ma anche punto di riferimento per i ragazzini della zona e gestita a metà fra Comune e parrocchia. Lì Iraci era custode e proprio lì nascondeva droga e armi. Gli investigatori dell'Arma erano giunti a lui grazie a due militari infiltrati.

Giorgio Cecchetti

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