Padova, la città del parcheggio selvaggio: nella rete anche i vigili

PADOVA. C’è lo spazio per i motorini, il marciapiede, con le ruote sollevate un po’ sulle ventitrè, ma anche e soprattutto, lo spazio per i disabili e quello riservato alle ambulanze. I padovani ormai parcheggiano ovunque si presenti un pertugio, incuranti dell’eventuale divieto. Ma per decine di persone che hanno adottato questo comportamento, c’è qualcuno che comincia a indignarsi e denuncia l’operato altrui immortalandolo e diffondendolo.
Ed ecco che nella rete finiscono anche i tutori di questa precisa legge, ovvero la polizia municipale. La segnalazione arriva da un lettore che, con particolare solerzia, sostiene addirittura che i vigili di pattuglia nel veicolo lasciato lungo la strada in via San Fermo, in zona evidentemente interdetta al parcheggio, in quel momento si trovassero al bar. «Approfondiremo senza dubbio la questione» assicura contrariato quanto incredulo il comandante della polizia municipale Lorenzo Panizzolo «mi sembra il minimo che si possa fare».
Per un episodio in attesa di chiarimenti, ce n’è un altro decisamente eloquente, ovvero il filotto di auto parcheggiate nel posto riservato alle ambulanze in Azienda ospedaliera, zona già nota per una seria interpretazione del “parcheggio selvaggio” che, più volte ha causato problemi di circolazione proprio alle ambulanze. Un comportamento incivile paragonabile solo all’occupazione dei parcheggi riservati ai disabili, molto in voga in città a detta dei vigili urbani impegnati a sanzionare la mancanza di un senso civico ormai diffuso e sviluppato a trecentosessanta gradi: è di qualche settimana fa, l’episodio del tram bloccato per un quarto d’ora in piazzale stazione da un’auto dell’università parcheggiata male. In quell’occasione i vigili, intervenuti sul posto, all’angolo tra l’hotel Grand’Italia e via Cairoli, avevano confermato trattarsi di un’auto del Bo lasciata da un impiegato per andare a prendere un professore universitario in arrivo in stazione.
A riguardo, in occasione della riunione del Cda dell’università di ieri, un docente ha scritto al rettore e al consiglio di amministrazione chiedendo una presa di posizione e, in particolare «l’accertamento dei fatti, l’individuazione di eventuali responsabili, l’attribuzione delle “colpe”, l’irrogazione delle sanzioni, la segnalazione all’autorità giudiziaria e, infine, la richiesta di ristoro dei costi sostenuti nelle casse sia dell’Ateneo, sia di enti locali competenti per i disagi procurati all’utenza del metrobus». Un modo per evitare che un comportamento sbagliato diventi l’emblema dell’atteggiamento di una categoria intera, ovvero quella dei docenti universitari.
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